VOCE
LAVORI
27.11.2025 - 07:00
Un progetto già rivisto e modificato rispetto ai piani originali e che, adesso, con le opere in avanzato stato di realizzazione e una data di scadenza da rispettare, deve essere nuovamente stravolto. E' un quadro preoccupante quello che emerge dalla relazione tecnica del settore lavori pubblici relativa al maxi intervento da oltre 8 milioni di euro per la ristrutturazione dell’ex ospedale Maddalena. Talmente preoccupante che martedì mattina, in consiglio, la questione è stata sollevata dal consigliere di Civica per Rovigo Andrea Borgato attraverso un'interpellanza alla giunta. Borgato riceverà una risposta in forma scritta, ma quanto emerge dalla relazione trasmessa ai consiglieri, che porta le firme dei tecnici di palazzo Nodari Alessio Papa, direttore lavori, e Federico Modonesi, responsabile unico di progetto, è uno scenario di notevole criticità. Il motivo? “I principali scostamenti rilevati in fase esecutiva che si sono resi necessari per garantire la fattibilità del progetto” ma, dato che i lavori sono ancora in fase di esecuzione, “non si esclude a priori ulteriori variazioni di costo dell’intero intervento”.
Le criticità incontrate dalla ditta esecutrice, la Costruzioni Iannini srl con sede a L'Aquila, sono numerose e vanno da quelle più facilmente superabili come “la presenza di arbusti che pregiudicavano la sicurezza al transito di mezzi e personale di cantiere” a quelle più consistenti. Eccone alcune: “Stato di degrado degli elementi strutturali, quali travi, pilastri e orizzontamenti nonché agli elementi verticali portati quali murature perimetrali” riscontrato durante la demolizione degli intonaci ai vari piani dell'edificio, “stato diffuso di fenomeni di sfondellamento, tipico dei solai”, “infiltrazioni significative di acqua dovute alla copertura, in parte bruciata e con una voragine, che ha lasciato penetrare l’acqua derivante da eventi meteorici” almeno dal 2019 con le infiltrazioni che “hanno provocato un acceleramento dello stato di degrado, oltre che della copertura, di tutti gli orizzontamenti che risultavano già compromessi”.
E, ancora, sono stati rilevati “numerosi cavedi all’interno delle murature che non sono stati identificati in fase di indagini strutturali eseguite ed estese su tutto l’edificio”. In ingegneria, i cavedi sono spazi verticali o orizzontali utilizzati per alloggiare e gestire impianti tecnici. Nel caso dell'ex ospedale Maddalena, i cavedi “risultavano ampiamente diffusi su tutto il perimetro della muratura portante”. Nella stessa muratura portante “le aperture, forature e varchi di passaggio risultavano chiusi con laterizi forati ed intonacati”. Cosa più grave è che tutto questo, secondo quanto riportato nella relazione, non era stato evidenziato “nelle planimetrie del progetto esecutivo e non rilevato in sede di indagini strutturali e di redazione dello stato di fatto”. E qui emerge uno dei nodi cruciali della relazione: “L’esecuzione delle indagini diagnostiche (il cui piano generale di indagini era stato commissionato dal rup su esplicita richiesta e pianificazione da parte dello studio di progettazione incaricato) non è stata rivolta ad un rilievo approfondito diffuso della muratura perimetrale”. Ma è nel seminterrato che la situazione si è pesantemente complicata. Qui sono state trovate “tubazioni a soffitto (completamente a vista) prive di qualunque intercapedine o mascheramento, di materiale di natura amiantifera che percorrevano tutti i corridoi del piano seminterrato (circa 3 km di tubazioni)”. L'amianto ha “inevitabilmente generato una sospensione totale di tutte le lavorazioni previste al piano seminterrato” per procedere alla bonifica. Inoltre, “ulteriori bonifiche si sono estese anche alle vasche presenti nel sottotetto, per la presenza di guano all’interno dei locali, e canne fumarie esterne”.
Tutti i problemi alla fine sono stati risolti attraverso “una rivisitazione totale degli interventi strutturali, sia a livello globale e locale, più attinenti allo stato di fatto”. Il contrappasso, però, è stato “un rallentamento di tutte le lavorazioni” e, va da sé, una nuova contabilizzazione delle opere. Il valore totale delle varianti, secondo il conto di palazzo Nodari, risulta pari a 1,2 milioni di euro (1.264.766,70, per la precisione) “pertanto - si legge - per rientrare nell’importo dei lavori si è stati costretti a procedere alla rimodulazione degli interventi impiantistici e di finitura interna quali ripartizione degli ambienti. Con le attuali disponibilità economiche è previsto comunque di concludere impiantisticamente e a livello di finiture il piano seminterrato che sarà adibito ad archivio”. Se si aggiungessero 600mila euro sui lavori “al netto di imprevisti, si stima la conclusione a livello di finiture, distribuzione impianti e separazione locali del piano rialzato”.
Il progetto di rendere l'ex Maddalena una nuova sede comunale dunque vacilla, posto che, comunque, una porzione era previsto rimanesse al grezzo. Secondo i piani, a lavori terminati, l'immobile dovrebbe accogliere al piano seminterrato l'archivio storico comunale, al primo piano 43 uffici comunali e due sale riunioni per i settori sociale e delegazione anagrafe e stato civile. Al secondo piano altri 43 uffici e una sala riunioni dei settori lavori pubblici, ambiente e settore urbanistica ed edilizia privata, commercio e Suap. Al terzo piano previsto il solo ripristino di una grande sala conferenze mentre al quarto dovrebbero essere eseguiti solamente interventi e lavori per il ricavo di locali tecnici e di servizio.
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