Senza alcuna risorsa per le forze dell’ordine e sanzioni più severe per chi commette reati in tema di bracconaggio ittico la sola norma non basta per contrastare il fenomeno che, soprattutto in determinate aree, come il Delta del Po polesano, ormai è in mano alla criminalità organizzata. Lo ha detto, con chiarezza, Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd, nel corso della dichiarazione di voto per il Partito Democratico, alla Camera, sulla nuova norma.
Annunciando un voto di astensione, ma introducendo un ordine del giorno che chiede migliorie alla legge e che è stato accolto favorevolmente.
Nel proprio intervento, Romeo ha innanzitutto ribadito le reali dimensioni del bracconaggio ittico, che ha colpito il Bassopolesine forse più di ogni altra zona in Italia. “Le forze dell’ordine – ha spiegato ai colleghi deputati - ci hanno fornito dati concreti: ogni gruppo di malviventi dediti al bracconaggio può guadagnare da 20 a 40mila euro a settimana, operando in squadre di 4–5 persone, prevalentemente di notte, in aree difficili da controllare. Solo lungo l’asta del Po si contano oltre 200 bracconieri abituali, e il giro d’affari complessivo stimato supera i 5–6 milioni di euro all’anno”.
C’è, poi, da valutare il devastante impatto ambientale e sulla sicurezza alimentare, oltre che sulla legalità in genere, provocato da queste vere e proprie bande organizzate. “Non stiamo parlando di pescatori improvvisati – ha voluto chiarire Romeo - Parliamo di persone che svuotano interi tratti di fiume o di lago con reti illegali lunghe centinaia di metri; utilizzano elettrostorditori, veleni, fertilizzanti, che devastano pesci, microfauna e ecosistemi; catturano specie protette, spesso in periodo di riproduzione, compromettendo cicli biologici e biodiversità; trasportano il pescato senza catena del freddo, senza garanzie sanitarie, immettendolo poi in mercati paralleli con documenti falsi, depositi irregolari e ristoranti compiacenti; alimentano reati collaterali: furti di barche e motori, pendolarismo fluviale, traffici con l’Est Europa, riciclaggio”.
Ormai, quindi, il bracconaggio ha assunto dimensioni impressionanti, che rendono necessaria una risposta di ampio respiro, che passi in primo luogo da un aumento delle risorse messe a disposizione per contrastarlo.
“Un primo passo, senza dubbio, serviva ed è importante farlo – spiega Romeo – Ma questa legge non è la risposta completa che i territori attendono. E il motivo principale è semplice: mancano le risorse. Con l’invarianza finanziaria non può esserci una risposta incisiva. Non si contrastano organizzazioni criminali strutturate senza uomini, senza mezzi, senza turni notturni, senza controllo della filiera commerciale. Non possiamo pensare che le guardie volontarie, che ringraziamo per il loro impegno, possano essere l’argine principale contro bande professionali che operano di notte, con mezzi potenti e logistica consolidata”.
Non mancano, poi, i problemi nel testo di legge, secondo la lettura di Romeo e del Pd. “Restano altre criticità – spiega ancora la deputata dem rodigina - Il sistema sanzionatorio non è omogeneo né sufficientemente deterrente; la recidiva non viene affrontata con la necessaria severità; manca una strategia nazionale coerente, mentre il fenomeno si estende da Nord a Sud; la tracciabilità commerciale non è rafforzata, lasciando aperta la filiera parallela”.
Quindi, le proposte migliorative del Pd, riassunte in un ordine del giorno. “Per questo motivo – spiega - abbiamo presentato un ordine del giorno che chiede al Governo di: reperire risorse, organici e mezzi adeguati; rendere il sistema sanzionatorio omogeneo e deterrente; rafforzare la tracciabilità del pescato e i controlli sugli esercizi commerciali; istituire un fondo antibracconaggio stabile; costruire una strategia nazionale coerente con gli obblighi europei”.
Logica conclusione, l’annuncio di un voto di astensione. “Non voteremo contro – chiude Romeo - perché sarebbe sbagliato fermare anche un piccolo passo avanti. Ma non possiamo votare a favore, perché farlo significherebbe dire ai cittadini di Rovigo, Ferrara, Mantova, Ravenna e del Delta del Po che questa legge è la risposta definitiva. E non lo è: senza risorse, senza uomini, senza mezzi, senza presidi e senza controllo delle filiere commerciali, non si può contrastare il fenomeno”.