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taglio di po
28.11.2025 - 06:00
Un risarcimento di 82.318 euro per i 632 giorni di prigionia patiti dal proprio caro estinto in un sottocampo nazista (Wierner Neudorf) vicino a Mauthausen. Lo hanno ottenuto grazie a una sentenza del tribunale civile di Roma gli eredi di Dino Pozzato, un polesano di Taglio di Po che venne catturato a Ragusa, in Albania, e fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’armistizio di Cassibile, il 12 settembre del 1943. Allora Dino Pozzato aveva 30 anni, era stato chiamato alle armi nel 12esimo reggimento Fanteria nel 1935. Oltre alla guerra subì i lavori forzati. “Riportò gravi traumi fisici, psicologici e morali - si legge nella sentenza favorevole agli eredi, difesi dall’avvocato Fabio Anselmo del foro di Ferrara - in conseguenza delle terribili violenze patite e dei trattamenti disumani e degradanti cui lo stesso era stato sottoposto da parte delle forze armate tedesche nei campi di concentramento in cui era stato recluso”.
In teoria la Repubblica federale tedesca è stata condannata al risarcimento del danno. In pratica è contumace e di mezzo ci sono trattati e diritto internazionale per cui in solido nella causa tra la Germania e gli eredi di Dino Pozzato è stato chiamato il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano. La sentenza, infatti richiama il “fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre del 1939 e l’8 maggio 1945”.
Già che i militari italiani catturati vennero definiti dal Terzo Reich “internati militari italiani”, costituisce valenza probatoria che furono privati della tutela internazionale che, invece, lo status di prigioniero di guerra avrebbe loro assicurato.
E questo è stato il caso anche di Dino Pozzato, “assoggettato a condizioni di schiavitù” e per il quale è stata richiesta una liquidazione dell’invalidità temporanea assoluta: 130,25 euro al giorno per 632 giorni di prigionia e un importo pari a 82.318 euro. E’ sottolineato nella sentenza: “La prova del fatto stesso della deportazione e della prigionia in un luogo di annientamento assoluto della propria libertà, dignità e identità della persona (con relative conseguenze in termini di sofferenze morali e fisiche che ne sono derivate) sono in astratto paragonabili all’invalidità assoluta derivante da una lesione psicofisica di estrema intensità”. Agli eredi, oltre alla vittoria morale e alla giustizia stabilita da questa sentenza rimane una cornice con una foto in bianco e nero di Dino Pozzato, con una medaglia appesa sopra. Immagine che porta dietro chissà quanti racconti, anche dolorosi di una storia che non si può e non si deve dimenticare.
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