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Quattro Comuni sono "rifiuti free", e per 19 c'è il diploma di "ricicloni"

"Dal Polesine un grande apporto": incremento da record. Rovigo cresce ancora ma troppa produzione pro capite.

Rifiuti, 23 eccellenze polesane

I sindaci polesani premiati

“Risaltano come sempre i comuni dei bacini trevigiani, ma un grande apporto è dato dal bacino del Polesine che in questi anni ha registrato l’incremento maggiore”. A dirlo, Legambiente Veneto tracciando un bilancio della decima edizione di Ecoforum Veneto, che si è chiusa ieri a Este con la premiazione dei Comuni Ricicloni Veneto, i Comuni più virtuosi, “riconoscendo loro un ruolo determinante nello sviluppo dell’economia circolare regionale e nell’adozione di modelli avanzati di prevenzione, riciclo e gestione sostenibile delle risorse”. Quest’anno i comuni “ricicloni”, quelli con rifiuto urbano residuo, il “secco”, inferiore a 80 chili per abitante, sono 211 e i “rifiuti free”, quelli con una produzione complessiva di rifiuto smaltito sotto i 75 chili per abitante, sono 92, dunque 303 in totale sui 560 comuni dell’intero Veneto. Otto in meno rispetto al 2023 e la causa sembra da ricondurre anche all’aumento della produzione dei rifiuti pro capite, che nel 2024 ha visto un +3,1% rispetto all’anno precedente con 459 chili di rifiuti per abitante equivalente.

Per quanto riguarda la provincia di Rovigo, i comuni “rifiuti free” sono quattro: Pettorazza, con 452 chili di produzione di rifiuti annui pro capite, 68 chili di rifiuto smaltito e 50 chili di Rur, il rifiuto urbano residuo, quello non riciclabile, con una differenziata che arriva a ben il 90%, Gavello con 419 chili di rifiuti prodotti per abitante, 72 smaltiti e 48 di Rur, con una differenziata all’89%, Gaiba con 460 chili di rifiuti totali, 68 chili smaltiti, 53 di Rur e la differenziata all'89% e Pontecchio con appena 341 chili di produzione annua totale pro capite, il terzo valore più basso a livello regionale, 743 chili di rifiuti smaltiti, 54 di Rur e la differenziata all’84%.

Ma fra le eccellenze polesane ci sono anche i 19 comuni ricicloni: Pincara, Polesella, Salara, San Martino di Venezze, Canaro, Melara, Ceneselli, Bagnolo di Po, Loreo, Crespino, Ceregnano, Giacciano con Baruchella, Castelguglielmo, Frassinelle, Arquà Polesine, Castelnovo Bariano, Villamarzana, Fiesso Umbertiano, Stienta. Una delegazione sempre più numerosa e orgogliosa. Manca il capoluogo. Perché non è tanto la differenziazione, quanto la produzione il tallone d’Achille. La raccolta differenziata a Rovigo, infatti, nel 2024 è arrivata all'85%, terzo miglior risultato del Veneto dopo Treviso e Belluno, che si confermano all'87% e all'86%, staccando Vicenza che si ferma al 74%, Padova al 65%, Venezia al 64% e Verona al 53%. In realtà lo “scatto d’orgoglio”, frutto della rivoluzione della raccolta differenziata, è stato fra 2022 e 2023, quando Rovigo è passato dal 69% di raccolta differenziata all’83%. Ma differenziare non è tutto. C’è anche la produzione di rifiuti pro capite. E quella a Rovigo risulta essere addirittura la più alta fra tutti i capoluoghi veneti, con 606 chili per abitante l’anno, mentre sono 132 chili per abitante l'anno di rifiuto smaltito e 94 quelli di Rur, terza quota più bassa dopo i 57 di Treviso e i 62 di Belluno.

Fra gli 11 bacini regionali quello di Rovigo è quarto a pari merito con quello Brenta all’82% di racconta differenziata, dietro ai due trevigiani, Destra Piave e Sinistra Piave, al 90% e all’89%, e al bacino Belluno, all’86%. Penultimo, invece, per rifiuto pro capite, con 521 chili annui, peggio fa solo il bacino Padova centro con 523, mentre Sinistra e Destra Piave si attestano entrambi a 378 chili. Settimo posto, invece per Rur pro capire, 132 chili a testa, quali il doppio del 74 di Destra Piave, ma anche dai 257 di Verona città. Bene, ma si può fare ancora meglio. Anche perché, negli ultimi anni Rovigo ha davvero dimostrato di riuscire a fare qualcosa che sulla carta appariva davvero improbo.

Il tema della gestione dei rifiuti è stato affrontato all’interno del tavolo di confronto di Ecoforum tra i direttori e le direttrici di tutti gli undici Consigli di bacino, che hanno condiviso metodologie e risultati attesi. Da questo confronto emerge ad esempio che “i sistemi stradali ad accesso controllato non sono equivalenti al porta a porta, dove si registra un’attenzione maggiore da parte dei cittadini”.

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