VOCE
LA STORIA
08.12.2025 - 07:32
Il commercialista e revisore dei conti Antonio Schiro
Il tempo è galantuomo. E’ un detto popolare che ben si sposa con una vicenda che per troppo tempo ha messo alla berlina un professionista polesano, il commercialista Antonio Schiro, accusato di turbativa d’asta e falso ideologico nella sua veste di presidente del consiglio di amministrazione di una delle aziende più importanti di Rovigo, la Guerrato Spa, che stava traghettando tra i marosi di una procedura di concordato in continuità, conclusasi felicemente per tutti. Schiro compreso.
Perché, diciamolo subito prima di ripercorrere le tappe di una delle procedure di salvataggio aziendale più complesse avvenute in Veneto, Antonio Schiro da quelle accuse è stato assolto in appello con formula piena “perché il fatto non sussiste”.
E’ il 25 luglio 2017 quando Antonio Schiro viene nominato presidente del consiglio di amministrazione della Guerrato Spa, cda chiamato a gestire la cosiddetta “procedura in bianco”, ovvero la domanda di concordato preventivo in bianco (o con riserva) che permette a un imprenditore in crisi di ottenere una protezione immediata dai creditori aggressivi, presentando solo una domanda preliminare al tribunale. La nomina da parte dei soci cade su Schiro poiché già da tempo consulente della società e, comunque, dal profilo perfetto visto che si è sempre occupato di risanamenti aziendali; e in questi casi è fondamentale il distacco dal passato.
Insieme a lui, nella veste di presidente cda, operano come advisor legale Stefano Ambrosini, come advisor finanziario la Kpmg e come advisor contabile Cortelazzo di Treviso. Nel cda, con Schiro, il direttore della produzione Andrea Pasimeni nel ruolo di vicepresidente, l’ex vicepresidente Pier Renzo Olivato, la moglie dell’ex patron Luciano Guerrato e Luca Serena, nominato direttore generale. A quel punto, cristallizzati i debiti coi creditori - che verranno pagati solo sulla base del piano di concordato dal momento che questo trovi l’approvazione del ceto creditorio e l’omologa del Tribunale - inizia una fase di gestione della società sotto l’egida stretta e preminente degli organi della procedura. Infatti in quel momento è nominato dal Tribunale di Rovigo l’organo commissariale costituito da Danilo Galletti, Gianluigi Vulpinari e Pierluigi Barcariolo.
Lo strumento tecnico per il salvataggio e risanamento è quello del concordato in continuità ai sensi dell’ex articolo 186 bis (Legge fallimentare) che si concretizza quando c’è la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore (la Guerrato spa), la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società. Ed è proprio rispetto a quest’ultima fattispecie che si materializza la possibile soluzione del caso, con l’arrivo, infatti, di un soggetto terzo che vuole entrare come assuntore di questo carico: la Di Carlo Costruzioni Spa. La stessa entra nella compagine della società in procedura e viene nominato un nuovo cda costituito dallo stesso Schiro sempre presidente, ed altri due professionisti (un avvocato e un commercialista). Questo permette alla Guerrato di andare avanti con gli appalti in essere, che superano abbondantemente il miliardo di euro.
E’ il giugno del 2018: Schiro presenta il nuovo piano, depositandolo e incassando il via libera da parte dei creditori a fine di quell’anno, e la successiva omologa da parte del tribunale l’1 aprile 2019.
Nel frattempo, a fine 2018, riapre la gara per il project financing del Nuovo ospedale del Trentino, gara che nel 2011 era stata già assegnata, ma che poi i ricorsi degli esclusi avevano di fatto bloccato. A quella gara, nel 2011, aveva già partecipato la Guerrato Spa. Ma, in questo caso, proprio per il percorso in procedura, ai sensi del codice degli appalti, non avrebbe potuto partecipare ad alcuna gara pubblica salvo casi specifici soggetti ad autorizzazione del Tribunale. L’omologa del Tribunale al piano concordatario, però, arriva in tempo per permettere alla Guerraro di partecipare, visto che il bando scadeva in aprile.
Dopo una opportuna attività degli uffici gare e progettazione interni, il confronto ed il via libera degli organi della procedura, grazie anche al fatto che la maggior parte del lavoro era già stata fatta, Schiro nella sua veste di presidente del cda, sottoscrive l’istanza di partecipazione alla gara. L’unica altra azienda concorrente a presentarsi è la Pizzarotti Spa. Quella della Guerrato è stata una “corsa” per poter presentare l’offerta in tempo utile, pur consapevole dello stato di fatto in cui stava lavorando. In particolare per quanto attiene la possibilità di ottenere l’ok rispetto a uno dei documenti essenziali per il bando di gara, denominato “Allegato n. 9 - Modello attestazione preliminare coinvolgimento Istituti Finanziatori”. E’ così che trova la disponibilità di una Sgr (Società di gestione del risparmio), la Auriga Sgr, di diritto maltese, ma che opera in Italia in quanto iscritta nell’albo delle Sgr di Banca d’Italia. La gara, per un totale di 1,6 miliardi di euro, viene quindi assegnata alla Guerrato. Ma Pizzarotti spa ricorre al Tar il quale dà ragione alla Guerrato ma, nel ricorso successivo al Consiglio di Stato, tutto viene rimesso al Tar. La Pizzarotti spa, però, non si accontenta e denuncia il fatto che una Sgr non avrebbe potuto garantire il progetto e, di conseguenza, l’emissione dell’allegato 9.
La Procura generale di Trento apre un fascicolo e iscrive come ipotesi di reato turbativa d’asta e falso ideologico contro la Guerrato spa. Immediatamente Schiro si presenta per una deposizione spontanea assistito dal proprio legale dello studio Pinelli di Padova, il professor Berardi. La scelta difensiva è quella di chiedere il rito abbreviato nel quale il pubblico ministero della procura di Trento, il dottor Ognibene, richiede l’assoluzione di Schiro per non aver partecipato all’ipotesi di reato, ciò a differenza degli altri imputati che continuano il processo secondo il rito ordinario. Ma il giudice conferma invece quanto contestato allo stesso Schiro.
E’ il 2024. A quel punto parte il ricorso in appello, forte del fatto che i giudici amministrativi del Tar in ambito amministrativo si fossero espressi per la assoluta legittimità del documento allegato 9 e del soggetto emittente Auriga Sgr. La Corte d’Appello di Trento, il 12 novembre scorso, assolve con formula piena Antonio Schiro perché “il fatto non sussiste”. L’unico assolto degli imputati alla data.
E proprio questa assoluzione, oltre sancire il corretto operato del commercialista polesano, mette in evidenza come tutta la procedura sia non solo stata condotta con trasparenza, ma abbia portato al salvataggio della Guerrato Spa che, oggi, fa parte di un gruppo che fattura 200 milioni di euro all’anno. Il tutto nell’ambito di una procedura tra le più complicate proprio per il settore nel quale operava e opera la Guerrato – sanità e servizi primari – e la contemporanea sua gestione di appalti pubblici.
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