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Economia

Rovigo, lo scatto dell’inflazione

Unione consumatori: questi rincari significano una spesa aggiuntiva di 386 euro per famiglia media

Rovigo, lo scatto dell’inflazione

Solitamente al di sotto delle medie nazionali per quanto riguarda l’inflazione, a novembre Rovigo si è trovata invece nella top ten dei rincari, con un aumento pari a 1,4% rispetto a un anno fa, tre decimi in più dell’1,1% calcolato su scala nazionale. Come evidenzia l’Unione nazionale consumatori, nella classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, a Rovigo l’inflazione tendenziale più alta del Veneto insieme a Padova e dopo la sola Belluno a 1,6%, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua equivalente a 386 euro per una famiglia media. Una “manovrina” che in certe famiglie pesa parecchio. Superiore alla media del Veneto, che con un inflazione complessiva del +1,3%, vede le famiglie subire in generale rincari per 349 euro, oltre che a quella nazionale di 1,1%, che significa una spesa aggiuntiva per famiglia di 276 euro.

E se è pur vero che si tratta comunque di valori contenuti, ben lontani da quelli a doppia cifra di due anni fa, che rispetto ad ottobre da queste parti i prezzi sono calati del -0,1% e che Rovigo ha perso terreno anche dal punto di vista inflazionistico nel recente passato, è altrettanto vero che non è certo una notizia lieta trovarsi nella prima parte della classifica dei rincari. Tanto più sotto Natale. In base alle stime preliminari del Codacons, la spesa degli italiani per il Natale 2025 raggiungerà quest’anno i 28 miliardi di euro tra alimentari, viaggi, regali e ristorazione, con una spesa media da 1.085 euro a famiglia.

Ma, attenzione, i rincari non sono uniformi e va evidenziato, per esempio, che i i prezzi dei negozi rodigini per abbigliamento e calzature sono aumentati solo dello 0,8% e dello 0,6% nell’ultimo anno, i giocattoli dello 0,3% e i libri invece sono esattamente stabili, mentre i prezzi di articoli e prodotti per la cura della persona sono calati del -0,4, quelli degli alcolici sono calati del -1% e quelli dei piccoli elettrodomestici addirittura del -3,5%. Insomma, comprare nei negozi polesani è ancora conveniente. Oltre che importante. Come ricorda Confcommercio con l’iniziativa “A Natale compriamo vicino”, “senza negozi il centro si spegne, a Natale tienilo acceso”.

Nel “carrello”, a pesare sono soprattutto i rincari alimentari: la carne sale del 6,7%, il pesce del 6,2%, latte, formaggi e uova del 5,1%, zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi del 4,3% e caffè, tè e cacao addirittura del 14%. Non un buon viatico per il cenone di capodanno, anche se per chi è vegetariano va di lusso, visto che l’ortofrutta è in totale controtendenza: la frutta cala del -2,7%, i vegetali del -6,6%.

A livello nazionale, nota l’Istat, “a novembre 2025 l’inflazione scende all’1,1%, il livello più basso registrato da gennaio. Sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Si riduce il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%). In rallentamento i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +2,1% a +1,5%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,1% a +2,0%).

A livello nazionale, i rincari maggiori sono a Siena dove l’inflazione tendenziale pari a +2,9%, la più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva su base annua, equivalente a 784 euro per famiglia media. Medaglia d’argento per Bolzano, +2%, pari a 664 euro a famiglia, terza Pistoia, quarta per inflazione ex aequo con Napoli (+1,9%), che ha una spesa supplementare pari a 514 euro annui per famiglia. Sull’altro fronte la città più virtuosa è ancora una volta Campobasso, l’unica ad avere un’inflazione pari a zero e, quindi, nessun aumento di spesa. Al secondo posto Brindisi, +0,2% e 39 euro, terza Sassari, +0,4% e 80 euro.

F. C.

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