VOCE
Il caso
04.01.2026 - 08:41
L’evento di Capodanno nella villa a Rovedicrè aveva oltre mille adesioni ma è scattato il sequestro
Sui social, manco a dirlo, la notizia dello stop della festa non autorizzata a Villa Manin di Roverdicrè, ha diviso l’opinione pubblica cittadina in due fazioni, fra chi ci ha visto un rigore eccessivo nel sequestro preventivo e chi, invece, ringrazia per l’intervento e cita come esempio di cosa possa accadere quando non tutto è perfettamente in regola la tragedia di Crans Montana, che ha drammaticamente segnato l’inizio del nuovo anno, con il rogo devastante che ha distrutto il locale durante la festa di Capodanno, il cui bilancio arrivato a arrivato a 47 morti e 113 feriti.
Senza dubbio l’idea della festa nella barchessa della villa settecentesca era parecchio piaciuto, tanto che ero stati “staccati” oltre mille biglietti. Un successo reso possibile grazie ad una buona rete social, corroborata dalle reti amicali e da alcuni giovani che avevano fatto da “pr”.
“A noi i biglietti ce li aveva venduti una nostra compagna di classe - racconta un ragazzo che aveva programmato di andare alla festa - Eravamo un gruppo di dodici. Ci avevano mandato un biglietto ciascuno su Whatsapp, ma non una cosa particolarmente elaborata, lo potevo fare anche io con Word. Abbiamo pagato 15 euro a testa. L’avviso che la festa era saltata ci è arrivato alle 17 del 31. E’ stata un po’ una rottura, più che altro per l’orario, ma non è che per me fosse così fondamentale una festa. Poi, vabbè, siamo andati tutti alla festa al Palace. I soldi? Non è un problema, ci hanno assicurato che quello che abbiamo pagato per il biglietto ce lo renderanno”.
Il proprietario della villa, che per l’organizzazione della festa si era affidato ad un dj, conferma che si è già messa in moto la restituzione e che presto verrà chiarito nei dettagli cosa sia andato storto.
Anche perché non si trattava di una festa volutamente abusiva, perché dei permessi erano stati effettivamente chiesti. Per alcuni non c’era più il tempo materiale, per altri era arrivato un preannuncio di diniego, il 30 dicembre, che non era stato ritenuto ostativo e invece tale si è dimostrato. Gli organizzatori avevano chiesto anche la presenza di un’ambulanza e assoldato quattro bodyguard per la gestione della sicurezza.
Poi avevano acquistato spine e spine di birra e bottiglie di superacolici. Certo, non beni deperibili, ma l’investimento è stato fatto. A quanto pare, la convinzione era che la sola presentazione della richiesta di somministrazione bastasse per poterli poi vendere, ma la contestazione, secondo la formulazione accusatoria in fase preliminare dell’indagine, è stata anche quella di “bottiglie di superalcolici presenti nell’immobile, che in violazione della normativa tributaria ed amministrativa, sarebbero dovute essere somministrate al pubblico nel corso dell’evento”, come si legge nella nota diramata nell'immediatezza dalla questura nella quale si spiega il sequestro delle bottiglie stesse da parte della Finanza. La contestazione principale, tuttavia è un’altra. Il sequestro di San Silvestro, si spiega ancora nella nota, “è stato effettuato in relazione al reato di apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo o trattenimento, nonché per la violazione dell’articolo 68 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza”, che prevede che “senza licenza del questore non si possono dare in luogo pubblico o aperto o esposto, al pubblico, accademie, feste da ballo, corse di cavalli, nè altri simili spettacoli o trattenimenti”, con la deroga “per eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti e che si svolgono entro le ore 24 del giorno di inizio”, per i quali la licenza è sostituita dalla Scia, la segnalazione certificata di inizio attività presentata allo sportello unico per le attività produttive. Scia che effettivamente era stata presentata. Ma i partecipanti, almeno dai primi conteggi, sarebbero dovuti essere molti più di 200.
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