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Ecopol, tre sindaci chiedono garanzie

“Mettere in atto le verifiche. Non possiamo permetterci che le coltivazioni vengano contaminate”

Ecopol, tre sindaci chiedono garanzie

Tre sindaci (tutti di centrodestra) chiedono che “venga messa in atto ogni azione di verifica e controllo” su Ecopol, paventando “ricadute” sui rispettivi territori e in particolare sulle coltivazioni d’eccellenza della zona.

A prendere posizione, i sindaci di Lusia, Luca Prando, Villanova del Ghebbo, Mauro Verza, e Costa di Rovigo, Gian Pietro Rizzatello, che già nel 2024 avevano manifestato il proprio dissenso e preoccupazione per la trasformazione dell’attuale deposito di rifiuti di viale Amendola in impianto di trattamento di fanghi derivanti da rifiuti speciali.

In una lettera indirizzata al presidente della Provincia Enrico Ferrarese e al sindaco di Rovigo Valeria Cittadin, adesso i tre sindaci chiedono che “venga messa in atto ogni azione di verifica e controllo necessaria affinché il progetto, in corso di valutazione, corrisponda a tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente in materia, tenendo anche in considerazione le fragilità e le peculiarità del territorio”.

Ai tre sindaci, dunque, non bastano le rassicurazioni dei tecnici della ditta proponente, ma vogliono relazioni di esperti, perché “una contaminazione dei terreni - scrivono Prando, Verza e Rizzatello - potrebbe causare l’eventuale collasso dell’economia di un intero territorio oltre alle possibili ripercussioni di carattere ambientale e sociale".

I tre sindaci inoltre fanno proprie le osservazioni inoltrate in Provincia della Coldiretti, secondo cui la nuova linea di riscaldamento di terreni inquinati a temperature fino a 1000 gradi, proposta da Ecopol, non garantirebbe l'assenza di rischio di volatilizzazione di composti pericolosi. “Le nostre coltivazioni sono principalmente in campo aperto, con poche serre - spiega il sindaco di Lusia Luca Prando - e non possiamo permetterci che vengano contaminate. Il territorio ha ottenuto il riconoscimento di Igp dall'Europa proprio per i prodotti orticoli e vengono sottoposti a rigidi protocolli di controllo. La nostra perplessità sull'impianto deriva dalla mancanza di garanzia sulla qualità dell'aria che verrà estromessa dal camino dopo la combustione. Eventuali contaminazioni con sostanze nocive rappresenterebbero un danno non solo per la nostra economia ma per la salute di tutti i consumatori, visto che i prodotti di Lusia vengono venduti anche alla grande distribuzione”.

“Abbiamo sin da subito accolto i dubbi e le preoccupazioni del sindaco di Lusia Prando e abbiamo condiviso insieme l'appello da presentare al presidente della Provincia e al primo cittadino di Rovigo - aggiungono i sindaci Verza e Rizzatello - non vogliamo ostacolare un investimento economico sul nostro territorio, ma chiediamo che siano adottate tutte le misure necessarie affinché venga tutelata la salute dei nostri cittadini. Crediamo che sia legittimo, soprattutto se si tratta di un impianto che tratta rifiuti pericolosi. Per questo ribadiamo le nostre perplessità. Così come è stato presentato il progetto, che non prevede nemmeno una casistica visti i pochi impianti simili in Italia, non sembra garantire sulla qualità delle emissioni in atmosfera”.

Il 10 gennaio scadono i termini per la presentazione delle osservazioni, poi la ditta avrà tempo dai 30 ai 90 giorni per formulare eventuali integrazioni al progetto. Dopodiché la parola passerà alla Conferenza dei Servizi. “Auspichiamo - ha concluso il sindaco Prando - che la procedura di Via porti a maggiori garanzie, ma noi ribadiamo la nostra posizione politica, che è sempre dalla parte dei cittadini e della loro salute”.

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