VOCE
il caso
05.01.2026 - 15:56
Un medico sessantaquattrenne, già dirigente di pronto soccorso nelle Marche, è stato condannato dalla Corte dei conti a restituire più di 28mila euro percepiti come compensi a gettone ritenuti illegittimi e non autorizzati. Tra luglio 2022 e maggio 2023 il professionista aveva effettuato 35 turni nei pronto soccorso di Senigallia, San Benedetto del Tronto e Osimo per conto di società private, incassando oltre mille euro a turno, pur risultando ancora dipendente del servizio sanitario nazionale.
Secondo i giudici contabili, l’attività svolta non era compatibile con il ruolo pubblico ricoperto. La normativa vigente vieta infatti ai medici del Ssn di prestare servizio presso strutture private convenzionate senza una specifica autorizzazione, mai richiesta né concessa in questo caso. La Corte ha escluso che si sia trattato di una semplice omissione, ritenendo la condotta consapevole e reiterata.
Particolare rilievo è stato dato al curriculum presentato alle società private, nel quale il medico aveva omesso deliberatamente di indicare il proprio status di dipendente pubblico. Un documento definito dai giudici incompleto e redatto in malafede, anche alla luce di un contratto sottoscritto dallo stesso professionista che esplicitava il divieto di cumulo tra attività pubblica e privata.
La linea difensiva, secondo cui i turni sarebbero stati svolti nel tempo libero e senza ripercussioni sull’attività istituzionale, non ha convinto la Corte. Il nodo centrale, viene chiarito nella sentenza, resta quello economico: i compensi percepiti senza autorizzazione configurano un danno erariale a carico dell’azienda sanitaria di appartenenza.
A seguito delle indagini della guardia di finanza, l’azienda sanitaria aveva già disposto il licenziamento con preavviso del medico. La pronuncia della Corte dei conti ha ora sancito in via definitiva l’obbligo di restituzione delle somme incassate.
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