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Il rugby perde la sua “penna”

Si è spento a 88 anni, Luciano Ravagnani, giornalista, scrittore e anima critica della palla ovale italiana

Il rugby perde la sua “penna”

Il Polesine perde una delle sue penne più illustri, un uomo che ha saputo trasformare lo sport in letteratura e la cronaca in memoria storica.

Si è spento a 88 anni, Luciano Ravagnani, giornalista professionista, scrittore e anima critica del rugby italiano. Da tempo soffriva di una male incurabile e, nella mattinata di ieri, il suo cuore ha smesso di battere all’ospedale di Lonato assistito amorevolmente dal figlio Riccardo. Originario di Costa di Rovigo, Ravagnani lascia un vuoto incolmabile non solo nel giornalismo sportivo, ma in tutto il territorio che lo aveva visto muovere i primi passi. Nato nel 1937, Luciano aveva il Polesine nel sangue. Portava con sé i ricordi nitidi dell’alluvione del ‘51, vissuta da ragazzino, e le gesta eroiche di “Maci” Battaglini.

Sebbene la vita lo avesse portato lontano, prima a Mestre e infine a Desenzano, il legame con la sua terra restava indissolubile e tornava appena possibile a Costa di Rovigo per riabbracciare il fratello Lino e respirare quell'aria di casa che spesso finiva nei suoi racconti. La sua carriera è stata una lunga corsa accanto ai campioni. Storico inviato de “Il Gazzettino”, ha raccontato il mondo attraverso i tasti della sua Olivetti Lettera 32, dettando articoli a braccio al telefono da ogni angolo del pianeta. Ma il rugby non era la sua unica passione. Anche il ciclismo lo appassionava parecchio. Nel suo curriculum figurano Giri d’Italia, Tour de France, Olimpiadi e Mondiali di atletica. Ma è con la “palla ovale” che Ravagnani ha scritto la storia. Ravagnani è stato un testimone e un costruttore della cultura rugbistica in Italia.

E’ stato l’unico giornalista italiano al seguito della Nazionale nella leggendaria tournée in Sudafrica del 1973. Capo ufficio stampa Fir durante l’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni, guidando la comunicazione nel momento di massima trasformazione del movimento. Autore di opere fondamentali come “La storia del rugby mondiale” e “Azzurro nel Sud Pacifico”, Luciano era capace di incantare chiunque lo ascoltasse. Come ricordano i colleghi, la sua “non era una ricerca dell'effetto speciale ma una narrazione pura, lucida e colta”. Il sindaco di Costa di Rovigo, Gian Pietro Rizzatello, lo ricorda con commozione: “Ho avuto l’onore di incontrarlo alcune volte. Era un grande professionista, profondamente legato alle sue radici”.

Anche la Federazione Italiana Rugby si è stretta attorno alla famiglia. Il presidente federale Andrea Duodo ha disposto un minuto di silenzio su tutti i campi d’Italia per il prossimo fine settimana: “Perdiamo una memoria storica e un raffinato analista del gioco”, si legge nella nota della Fir. Per l’ultimo saluto è prevista un’orazione funebre e, dopo la cremazione, le ceneri di Luciano torneranno nel cimitero comunale di Costa di Rovigo. Con Luciano Ravagnani se ne va un pezzo di quel giornalismo d'altri tempi, fatto di polvere, chilometri e un’infinita passione per la verità sportiva. Il suo “terzo tempo” comincia oggi, nel ricordo di chi, leggendolo, ha imparato ad amare la mischia e la vita.

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