VOCE
I DATI
05.01.2026 - 15:08
Dal 2012 al 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è aumentata solo in apparenza. I dati elaborati dalla Fondazione Fiba di First Cisl su base Banca centrale europea mostrano una crescita nominale del 20,6%, molto distante da quella registrata in Francia e Germania. Tuttavia, tenendo conto dell’inflazione accumulata nel periodo, il risultato cambia segno: la ricchezza reale delle famiglie italiane risulta in calo di circa il 2%, evidenziando una perdita di potere economico che pesa sul tessuto sociale e sui consumi.
Il confronto internazionale è netto. Nello stesso arco temporale la ricchezza delle famiglie francesi è cresciuta del 45,1%, mentre quella tedesca ha segnato un incremento superiore al 108%. La media dell’area euro si è attestata al 66,2%, confermando il progressivo allontanamento dell’Italia dalle principali economie continentali. Anche il peso della ricchezza italiana sul totale dell’area euro si è ridotto, passando dal 22,9% del 2012 al 16,6% nel 2025.
A emergere con forza è soprattutto il profilo di una società sempre più polarizzata. La metà meno abbiente della popolazione detiene appena il 7,4% della ricchezza complessiva, mentre il 5% più ricco ne controlla quasi la metà. Una concentrazione che rappresenta il valore più elevato tra i grandi Paesi europei e che segnala l’allargarsi delle disuguaglianze economiche e patrimoniali.
Nel frattempo cresce l’indebitamento, seppure a ritmi inferiori rispetto al resto dell’Europa. I debiti delle famiglie italiane hanno raggiunto nel 2025 circa 792 miliardi di euro, con un aumento del 13,3% dal 2012. Un dato più contenuto rispetto a Germania e Francia, ma che non compensa il rallentamento della crescita patrimoniale. Anche la ricchezza media per famiglia ha perso terreno nel confronto internazionale, risultando ormai inferiore a quella delle famiglie francesi e tedesche.
Si indebolisce infine uno dei tratti storici del Paese. Il tasso di risparmio delle famiglie italiane resta al di sotto della media dell’area euro e lontano dai livelli delle principali economie europee, segnando la fine del tradizionale modello dell’Italia come Paese di risparmiatori. Un quadro che alimenta la sfiducia e rende più complessa la ripresa dei consumi, mentre il divario economico con il resto d’Europa continua ad ampliarsi.
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