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l'intervista di inizio anno

“Zls estesa a tutta la provincia”

Il consigliere regionale: “Su questa terra si può scommettere. E potremmo avere un grande porto”

“Zls estesa a tutta la provincia”

Dopo dieci anni da assessore, il 2025 ha segnato il ritorno tra i banchi del consiglio regionale di Cristiano Corazzari. Ma il suo risultato elettorale (4.087 preferenze nonostante la concorrenza interna di un certo Luca Zaia) è stato davvero straordinario.

Corazzari, come se lo spiega?

“Frutto di una campagna elettorale intensa, che ha visto la Lega riportare un risultato straordinario. Queste oltre 4mila preferenze mi attribuiscono una grande responsabilità, quella di continuare a lavorare per il nostro territorio. E io mi farò assolutamente carico di questa fiducia, rappresentando il Polesine e i polesani nel consiglio veneto”.

Quali sono le sfide che la attendono?

“Molte. Ho preso molti impegni in campagna elettorale, e li onorerò con dedizione e impegno”.

Quali sono le priorità per il Polesine?

“Al di là dei ruoli istituzionali, sarò presente ogni volta che in Regione si discuteranno problemi che riguardano la nostra terra. Per prima cosa, andrà a trovare tutti i sindaci del Polesine, così come le varie categorie, non solo economiche. Costruirò una specie di ‘ufficio Polesine’: non sarà uno spazio fisico, ma mi sposterò sul territorio, per essere davvero un punto di riferimento. Dal punto di vista istituzionale, farò parte della prima commissione, che offre un punto di osservazione privilegiato su tutti i progetti di legge, e siederò nella terza, che si occupa di pesca, industria, agricoltura, commercio e artigianato”.

Lei è stato assessore alla pesca. Come lascia il settore?

“I nostri operatori hanno problemi particolari, che hanno bisogno di un ascolto continuo da parte della Regione. E’ importante che ci sia una continuità, e per questo mi sono già confrontato con il nuovo assessore, Dario Bond, che è persona competente: sarò a sua disposizione e lo porterò a conoscere il Delta”.

E sul fronte agricoltura?

“Per noi è uno dei temi principali. La vocazione agricola della nostra provincia è nota, e questo è il momento per portare a casa la nuova programmazione Psr e difendere le specificità delle produzioni polesane in tutte le sedi, anche in quella Europea dove avvengono ormai tante decisioni”.

L’Europa è ancora quella “matrigna cattiva” che spesso viene dipinta?

“E’ sempre più cattiva. In particolare per l’agricoltura, a Bruxelles sono state fatte scelte scellerate che hanno fatto danni enormi, il tutto in nome dell’ideologia ‘green’, che non ha fondamenti di verità. Ormai al solo sentire la parola ‘green’ avverto i danni in arrivo per industria, pesca e agricoltura. In nome di tutto ciò sono stati attaccati i nostri produttori, che sono invece i più attenti alla salubrità dei prodotti e dell’ambiente, il tutto per creare le condizioni per aumentare le importazioni da Paesi dove non si rispetta nessuna regola, mettendo il nostro comparto fuori mercato”.

Torniamo in Polesine: la Zls è ancora un’opportunità?

“Sì, ma va implementata, promossa e finanziata in modo costante. Da questo punto di vista, è una fortuna poter avere un assessore regionale come Massimo Bitonci, che ne ha seguito il dossier fin dalla nascita. Ora dobbiamo lavorare per allargare il perimetro della Zls all’intero Polesine: sono certo che tutta la provincia abbia le caratteristiche per farne parte. Ovviamente serviranno le opportune autorizzazioni, e il percorso sarà lungo, ma quello che importa è vedere l’obiettivo”.

A proposito di autorizzazioni, questo sarà l’anno decisivo per il rinnovo del riconoscimento Mab Unesco al Delta del Po.

“E stiamo già lavorando al dossier: sarà uno dei grandi obiettivi del 2026 e anche la Regione è pronta a fare la propria parte. In questi anni il riconoscimento Mab ha fornito una spinta importante al Polesine, dando al Delta una visibilità nuova a livello internazionale. Certo, non è ancora quella che auspichiamo, ma il percorso va costruito nel tempo, con infrastrutture, servizi ma anche una nuova mentalità”.

A cosa si riferisce?

“Il Delta deve avere una nuova vocazione, in chiave ricettiva. Devono esserne ben consce soprattutto le piccole attività. Dobbiamo creare servizi sul territorio e promozione turistica. La strada intrapresa è quella giusta, ma ora servono investimenti strategici per darci la spinta decisiva a diventare la Camargue d’Italia. La riconversione della centrale di Polesine Camerini è uno di questi”.

Va a rinnovo anche la presidenza del Parco…

“E sarà una decisione che prenderà il presidente Alberto Stefani. Io posso solo esprimere i miei complimenti al lavoro dell’attuale governance e dire che auspico una scelta in continuità”.

Capitolo sanità: qual è il suo stato di salute in Polesine?

“Mantenere alta l’asticella dei servizi sociosanitari, della medicina territoriale e dei nostri tre ospedali sarà una grande priorità per il futuro. Parteciperò ai lavori di redazione del nuovo piano sociosanitario, e mi confronterò con gli assessori del comparto”.

Corazzari, ma dopo dieci anni in giunta, com’è stato, dal punto di vista emotivo, il ritorno tra i banchi del consiglio?

“Beh, mi sono sentito più giovane: sono tornato indietro alla mia prima avventura a Venezia, datata 2010, e mi sono scrollato di dosso oltre dieci anni d’età. Mi sento un ragazzino. Scherzi a parte: è un ambiente che conoscevo già, e di cui ho sempre avuto molto rispetto. Farò valere la mia esperienza, proponendo proposte di legge sui temi che abbiamo citato”.

Sta già lavorando a qualcuno di questi?

“Sì, sia proposte di legge che atti di controllo. Ma ne parlerò quando saranno pronti”.

In consiglio, “in banco” con lei, ci sono anche quasi tutti gli assessori uscenti della giunta Zaia. Com’è il rapporto tra voi?

“Siamo una squadra ben oliata, e lavoriamo con tutte le nostre energie per aiutare il presidente Alberto Stefani e perché chi è all’esordio in consiglio possa trovare in noi un punto di riferimento e un aiuto costruttivo”.

Corazzari, che 2026 si augura?

“Il mio augurio per il nuovo anno è che ognuno di noi possa sempre trovare gli stimoli e le motivazioni per affrontare le sfide quotidiane, ma che possa anche dedicate energie al nostro territorio e alla comunità. Il Polesine è una terra di grandi opportunità, che può avere un futuro positivo alla faccia delle cornacchie che ne parlano sempre male”.

A chi si riferisce?

“Alla vulgata generale, e a quella polvere che dobbiamo scrollarci di dosso. Non siamo più gli alluvionati: anzi, siamo l’unica provincia del Veneto che negli ultimi 15 anni non ha subito alluvioni. E questo grazie agli investimenti fatti sul fronte della sicurezza ma anche grazie alla tenacia e alle professionalità dei polesani stessi. Questa è una terra su cui si può scommettere”.

Capitolo infrastrutture: dalla Nogara-mare alla nuova Romea, dopo tanti anni ha ancora senso parlarne?

“La Romea è una vergogna nazionale. E non certo per colpa della Regione. Quella strada va ammodernata, portando avanti il progetto preparato dall’assessore De Berti. Un altro aspetto fondamentale è il collegamento tra Rovigo, Adria e il Delta. E poi anche l’Alto Polesine ha bisogno di importanti vie di comunicazioni. Ma infrastrutture non significa solo strade: serve anche l’innovazione tecnologica, perché le nostre imprese possano lavorare ed essere competitive a livello globale”.

E la navigabilità?

“La rete va potenziata, ma non dimentichiamo che siamo l’unica provincia dotata di un interporto con scambio gomma-ferro-acqua. Per dargli forza, dobbiamo poterci collegare con i distretti industriali che possono fruirne: penso all’area del Brennero e al Quadrante Europa. In questo modo, senza dimenticare i grandi investimenti logistici fatti proprio in Polesine, potremmo diventare un porto importante per tutta la Pianura Padana, pari a quello che un tempo era Genova”.

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