VOCE
Economia
06.01.2026 - 07:00
“Per una volta, pur dentro un’economia che nel Veneto cresce in maniera asfittica, una previsione ci vede leggermente più avanti rispetto ad altri e questo aspetto va colto da tutti, da chi ha responsabilità di governo, dal territoriale in su, fino al mondo delle imprese e alla società civile, oltre alle organizzazioni sindacali, per mettere in moto un volano positivo che renda strutturale una eventuale capacità di tornare attrattivi e di crescere”.
Lo sottolineano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Gino Gregnanin, riferendosi al recente studio della Cgia che ha previsto per il 2026 una crescita del Pil veneto piuttosto asfittica, pari allo 0,64%, evidenziando però anche una dinamica di crescita maggiore proprio per la provincia di Rovigo. “Una dinamica che, pur non essendo particolarmente elevata - notano i sindacalisti - sempre nell’ordine dello 0, e in particolare dello 0,8, è maggiore rispetto alle altre province e indica quindi un territorio in grado di dare segnali di maggiore dinamicità”.
Per questo, da Colombo, Scavazzin e Gregnanin arriva l’invito a sfruttare l’opportunità: “Bisogna tentare di supportare questi elementi positivi con politiche e con azioni di sviluppo, intervenendo su quelle che rimangono le fragilità di base della nostra economia. Queste nuove spinte sono necessarie soprattutto nel momento in cui vengono meno, come è indicato nella ricerca stessa, due fattori esterni strutturali: il Pnrr in particolare e le Olimpiadi, che comunque non hanno inciso molto sull’economia della nostra provincia, mentre la fine di uno stimolo importante come il Pnrr sicuramente rappresenta un ulteriore problema, come segnaliamo almeno da un anno e mezzo come organizzazioni sindacali. Ecco perché, anche con la spinta derivante dal recente studio, pensiamo che il 2026 possa diventare un anno decisivo e importante per tentare di invertire la rotta che da troppi anni ormai ha intrapreso la nostra provincia, cioè quella di una sorta di stagnazione che ostacola la crescita e lo sviluppo e che finisce per determinare tutte le difficoltà legate anche allo spopolamento del nostro territorio. Partendo da quello stimolo, pensiamo che possa diventare un fattore importante mettere in pratica almeno alcune di quelle idee e di quelle proposte definite recentemente nel documento elaborato congiuntamente da Cgil, Cisl e Uil con le associazioni datoriali di categoria, dove sono stati individuati i comuni denominatori e definite le azioni più incisive per rendere strutturale la crescita e lo sviluppo del Polesine”.
E’ sulla base di questa riflessione che i tre segretari rimarcano: “Ecco perché riteniamo che, fin dai primi mesi di quest’anno, bisogna rimettere in moto e convocare quella cabina di regia, individuata nell’Intesa programmatica d’area, indicata nel documento stesso, sollecitando la politica, anche in vista delle elezioni provinciali, per tentare di realizzare le strategie e le progettualità condivise, a cominciare dal rendere praticabile lo sviluppo attraverso l’insediamento di attività che tocchino non solo settori dove spesso prevale il lavoro ‘povero’, caratteristica invece di questi ultimi anni, ma che siano in grado prima di tutto di creare, proprio per diventare elementi strutturali e non casuali di sviluppo, attività, sia nel manifatturiero sia nei servizi, capaci di sviluppare occupazione di qualità e di stimolare il mercato del lavoro locale, migliorandone le condizioni, coinvolgendo i segmenti occupazionali oggi meno coinvolti, giovani e occupazione femminile, e guardando quindi a innovazione e qualità che renda, da questo punto di vista, più attrattivo il nostro territorio”.
Questo, concludono Colombo, Scavazzin e Gregnanin, “pensiamo che sia l’elemento prioritario e determinante su cui investire per la crescita non occasionale della nostra provincia, che va anche accompagnato, come indicato nel documento condiviso e come diciamo da tempo, dalla realizzazione di quelle infrastrutture materiali e immateriali fondamentali per tale crescita. Questo ci aiuterebbe a cogliere finalmente le opportunità che potrebbero venire alimentate da strumenti quali ad esempio la Zls, che continuiamo a vedere poco utilizzato, ma che avrebbe delle potenzialità se accompagnato dalle azioni che proposte e inserite nella prospettiva di sviluppo indicata”.
Commenti all'articolo
Adriano
06 Gennaio 2026 - 16:44
Dalla parte del Polesine. Per quale ragione? Il Veneto e vissuto per decine di anni sull'onda del progetto strategico di programmazione economica e coesione sociale della Regione Veneto, promosso della Giunta Galan e predisposto dal gruppo di lavoro, di cui ero componente, presieduto da Brunetta. Ora gli scenari ed elementi di crescita&sviluppo del territorio Veneto sono cambiati, non piu la ret
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