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LA TRADIZIONE

La pinza, il dolce che racconta l’Epifania

Un rito antico tra falò, tradizioni contadine e sapori della memoria

La pinza, il dolce che racconta l’Epifania

La pinza, conosciuta anche come pinsa, è uno dei dolci più rappresentativi della tradizione veneta e accompagna da secoli la notte dell’Epifania. Un dolce rustico, nato in ambito contadino, che affonda le sue radici in un tempo in cui la cucina era fatta di recupero, gesti tramandati e rituali collettivi. Un tempo veniva cotta sotto la cenere calda dei falò, accesi la sera del 5 gennaio per bruciare simbolicamente la Befana e salutare l’anno nuovo.

Intorno al fuoco si condivideva la pinza, si beveva vin brulé e si intonavano filastrocche augurali, mentre lo sguardo seguiva il fumo e le faville portate dal vento. Secondo la tradizione popolare, la loro direzione era un presagio per il futuro dei campi: verso sud-ovest annunciavano piogge e raccolti generosi, verso nord-est prefiguravano invece stagioni secche e magre. Un legame profondo tra cibo, natura e destino, che ancora oggi sopravvive nella memoria collettiva.

La pinza non ha mai avuto una ricetta unica. Ogni famiglia custodisce la propria versione, modellata dal territorio e dalla disponibilità degli ingredienti. In origine era preparata con pane raffermo o farina di frumento, mentre l’uso della farina di mais, oggi considerata caratteristica, sembra essersi diffuso solo nel secolo scorso. Dolce di origine povera, veniva arricchito con ciò che restava delle festività natalizie, diventando così una preparazione sempre diversa, ma riconoscibile nel profumo e nella consistenza.

Ciò che non manca mai è la frutta essiccata, dalle uvette ai fichi, insieme a noci, pinoli e semi aromatici come finocchio e anice, capaci di dare profondità al gusto. Spesso una nota di grappa o liquore completa l’impasto, rendendolo più intenso e avvolgente. Oggi la pinza viene reinterpretata con ingredienti più ricchi, ma conserva intatto il suo carattere schietto e conviviale.

Servita fredda, dopo un lungo riposo che ne armonizza i sapori, la pinza si accompagna tradizionalmente a un vino rosso, come il fragolino o il vin brulé. È un dolce che non vive solo nel piatto, ma nel racconto che lo circonda, fatto di gesti antichi, proverbi e versi popolari. Un simbolo dell’Epifania veneta, capace ancora oggi di unire cucina, rito e memoria attorno a una tavola.

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