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l'intervista di inizio anno

“Da vigile a sindaco, sempre Mario”

Mantovan guida Porto Viro da maggio del 2025. Per il 2026 “spero di vincere al Consiglio di Stato”

“Da vigile a sindaco, sempre Mario”

Il Polesine ha “sfornato” un unico sindaco dalle urne nel 2025. E’ Mario Mantovan, una carriera di ben 43 anni da vigile urbano, terminata nel 2021, e un’esperienza all’opposizione. Finché Valeria Mantovan ha rinunciato al mandato per diventare assessore regionale e si è ritornati a votare. Così “Mario vigile” è diventato “Mario sindaco”, ma della sua spontaneità, voglia di fare e contatto con il territorio niente è cambiato. “Dico sempre, bussate alla mia porta, è sempre aperta. E a Capodanno ho indossato il giubbotto giallo per fare sicurezza con gli altri, fino a notte fonda. Sono sempre io”.

Con il suo cagnolino fedelissimo, Thor, che più di qualche grattacapo gli ha dato, anche in sede di giustizia amministrativa, ma anche visibilità, persino in Rari, Mantovan non si lascia facilmente vincere dagli ostacoli politici che più di qualche grattacapo gli stanno dando.

Sindaco, per decenni l’abbiamo vista con il fischietto e il giubbino giallo. Per strada e al comando della polizia locale. Com’è stato il passaggio alla poltrona da sindaco?

“Sono sempre lo stesso. La differenza è che prima vedevo la città a 180 gradi, ora la vedo a 360. Mi sto divertendo, lo dico sinceramente: ogni mattina alle 6 ho una gran voglia di andare in Comune. Sono empatico, ho il brutto vizio di mettermi sempre dalla parte del cittadino e sento tutto il peso delle sue difficoltà”.

Sono tante le persone che bussano alla sua porta?

“Io lo dico sempre. Il mio ufficio è sempre aperto a tutti anche a chi non mi ha votato. A volte mi dicono che sono troppo buono, ma il mio obiettivo è il benessere del 97% della cittadinanza. Convincerli tutti è impossibile, ma io voglio bene a tutti, anche a chi mi attacca sui social. Mi amareggia vedere persone che offendono senza conoscere nulla della macchina comunale, ma io non mi chiudo nella torre alta: vado a fare colazione nei bar, ogni mattina, resto un portovirese tra la gente”.

Il clima politico a Porto Viro non è dei più sereni. C'è un ricorso al consiglio di Stato che pende sulla giunta, dopo la vittoria al Tar. Come vive questa attesa?

“La campagna elettorale, devo dirlo, era stata anche serena. Poi si è sviluppata una certa acredine, troppa acredine. Il riconteggio dei voti ci stava, ma andare al Consiglio di stato mi è sembrato un accanimento eccessivo. Lavoriamo con questa spada di Damocle sulla testa, ma ho piena fiducia nella giustizia amministrativa. Il 29 gennaio alle 10 lo sapremo. Intanto, questa vicenda è costata cara: per il Tar il Comune ha speso 12.600mila euro, e anche noi della Giunta abbiamo dovuto autotassarci in proporzione alle indennità, versando circa 11mila euro. Il Consiglio di Stato costerà qualcosa di più”.

Qual è stato il momento più duro dall'insediamento?

“Senza dubbio le piogge di agosto. Vedere le case allagate e portare solidarietà sapendo che in certi casi non puoi fare di più è stato straziante. Poi ci sono le sfide quotidiane: i servizi sociali, la mancanza di alloggi. Abbiamo 28 appartamenti Ater vuoti su 280 perché vanno ristrutturati prima di essere riassegnati, e i tempi sono lunghi. Stiamo sollecitando l’ente per accelerare, la gente ha bisogno di una casa”.

E sul fronte delle opere pubbliche?

“Entro il 30 giugno dobbiamo chiudere i cantieri Pnrr: l’asilo nido di Fornaci e Palazzo Arcangeli a Donada. Abbiamo acceso un mutuo per la Cittadella dello Sport che peserà per 25 anni, ma è un investimento necessario. Il vero eterno problema resta la piscina: è ferma da cinque anni, scoperchiata, ci piove dentro da aprile. Abbiamo progetti che costano parecchio, dobbiamo capire se la gestione sarà sostenibile in maniera autonoma”.

L’economia locale che segnali sta dando a Porto Viro?

“C’è frenesia, c’è voglia di fare. Ho inaugurato diverse attività: una palestra h24, ristoranti come il Sette Mari, che era chiuso da anni, e pizzerie. Il lavoro c’è per chi ha voglia, ma mancano le figure qualificate: autisti con patente, muratori specializzati, operai esperti. Questo chiedono le aziende. Porto Viro è nel cuore del Delta, dobbiamo crederci di più. Il turismo slow, quello delle ciclovie Vento e Adriatica, è in aumento e i B&B stanno nascendo ovunque”.

E per i giovani c’è attenzione?

“Il Party Club è stato un bell’inizio, i giovani non devono fare tanti chilometri per divertirsi e il proprietario sta contenendo i disagi per il vicinato. Ma non dimentico l’Oratorio di San Giusto: i salesiani gestiscono una struttura unica con quasi 500 ragazzi animati in estate. E’ lì che cresce il cittadino corretto e disciplinato. Così è stato anche per i miei figli. Siamo tutti molto grati all’oratorio nel territorio”.

Sindaco, cosa si aspetta e quali obiettivi ha per il 2026?

“Spero prima di tutto di vincere il 29 gennaio al Consiglio di Stato. Poi di recuperare più bandi a fondo perduto per la città per i suoi progetti. Abbiamo gli uffici al lavoro per intercettarli. Ma a livello personale sarà un anno indimenticabile: diventerò nonno per la prima volta grazie a mio figlio Matteo e a mia nuora Monica. Non vedo l’ora”.

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