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“Segnali da non sottovalutare”

I timori della gente dopo il grave accoltellamento

“Segnali da non sottovalutare”

A Occhiobello, nonostante tutto, quello dell'Epifania non è stato un giorno di festa. Non c’era molta gente in giro, quasi tutti concentrati tra la partecipazione alle diverse iniziative che hanno salutato l’ultimo giorno di relax e spensieratezza e le celebrazioni religiose dell’Epifania. L’accoltellamento di domenica sera sembra derubricato a episodio che non appartiene, e nessuno vuole ascrivere, alla comunità. Anche se di fatto tutti parlano solo di quello nei bar e nei luoghi di ritrovo.

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Luigi concede poche battute e tutte a difesa del paese che lui conosce bene: “Non sono cose che a Occhiobello hanno cittadinanza. Questo è un paese tranquillo, ci conosciamo tutti e chi ha commesso questo reato non è parte della nostra comunità. Un balordo, un ubriacone. La provenienza non c’entra niente, uno che si comporta in questo modo non ha diritto di cittadinanza da nessuna parte, mi auguro solo che la giustizia faccia il suo corso e che questo soggetto sia trattato come merita”.

Il giudizio sulla gestione del bar è invece molto positivo e la speranza è che il 52enne ferito guarisca presto: “Sono brave persone, lavoratori, purtroppo non sono certo responsabili di chi e come si avvicina al loro bar - afferma Marco - speriamo che il barista ferito si rimetta presto e, altrettanto in fretta, questo brutto episodio venga dimenticato”.

L’analisi di Riccardo è molto più ampia: “Non abito a Occhiobello ma credo non sia possibile assegnare a un paese la paternità di fatti che, purtroppo, sono all’ordine del giorno. In giro ci sono persone che vivono nel disagio, probabilmente l’analisi, e non solo quando accadono fatti come questo, dovrebbe portare a cercare cause e soluzioni in ambiti molto più complessi. La soglia di povertà colpisce sempre più nuclei familiari, il lavoro è sempre più precario e i servizi, in tutto il nostro Paese, sono sempre meno accessibili”. E conclude: “Queste sono sicuramente persone problematiche, magari tutto quello che ho elencato non li riguarda, ma il dato di fatto è che non sono episodi fini a sé stessi, sono indice di una situazione che testimonia, lo ribadisco, un disagio che abita permanentemente la nostra società”.

Pochi, pochissimi, concedono una battuta sull’accaduto come se fosse lontano anni luce dalla quotidianità di Occhiobello. E in fondo, probabilmente, è proprio così.

Il bar San Lorenzo è chiuso dal giorno dell’accoltellamento, da domenica scorsa, gli avventori abituali evidentemente si sono spostati nei bar vicini, ma anche in questo caso il silenzio regna sovrano. In tutte le persone, quelle che si sono lasciate avvicinare per un commento a un fatto così violento in centro città, c’è il desiderio di voltare pagina in fretta, ritrovare il barista presto al proprio posto e chiudere l’episodio salvaguardando la serenità e tranquillità di un paese che vive con generosità, rispetto reciproco e attenzione nei confronti del prossimo la propria quotidianità.

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