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nuovo carcere minorile

"Chi sbaglia paga, ma qui può cambiare"

Taglio del nastro della nuova struttura, nel cuore della città

“Un Istituto penale per i minorenni è il luogo in cui lo Stato tiene insieme due principi irrinunciabili: certezza della pena e possibilità concreta di cambiare strada. Chi sbaglia risponde, senza ambiguità. Ma se parliamo di ragazzi, la pena deve diventare anche un percorso obbligato di responsabilizzazione, studio e lavoro. Altrimenti, non stiamo costruendo sicurezza: stiamo solo rinviando il problema”.

Lo ha dichiarato oggi, giovedì 8 gennaio, il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, intervenendo all’inaugurazione del nuovo Istituto Penale per i Minorenni di Rovigo, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, del Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, del Sindaco di Rovigo, Valeria Cittadin, e delle autorità del sistema giustizia.

Il Presidente ha richiamato le caratteristiche della nuova struttura: "Parliamo di un intervento significativo: circa 7.000 metri quadrati complessivi, 31 posti, spazi pensati per attività educative, formative, ricreative e sportive. Un progetto moderno, con tanti spazi per una rieducazione vera, che interpreta la detenzione non come fine a sé stessa, ma come parte di un percorso. In questa nuova struttura i giovani detenuti impareranno anche un lavoro, per ipotecare un futuro concreto e solido per la loro vita".

"Sappiamo che una pena senza progetto non produce sicurezza – ha proseguito Zaia – Dove mancano formazione e lavoro la recidiva resta altissima; dove invece esiste un percorso serio e controllato, si riduce drasticamente. La rieducazione non è buonismo: è sicurezza futura".

Zaia ha quindi affrontato il tema culturale: "Aprire un Ipm non è una sconfitta, ma non è nemmeno una vittoria da rivendicare; è una soluzione concreta a un problema reale. Uno Stato serio non nega le difficoltà: le governa".

Il Presidente ha poi posto l’accento sui nuovi fenomeni di criminalità giovanile: "Le baby gang non sono bravate né reati di secondo piano, sono episodi violenti – rapine, aggressioni, minacce – che colpiscono le vittime e incidono sulla sicurezza delle comunità, soprattutto a danno delle persone più fragili, a partire dagli anziani".

Un passaggio è stato dedicato alla Polizia penitenziaria: "Lavorare con detenuti molto giovani è particolarmente complesso. Si sviluppano dinamiche di sfida, impulsività e ribellione che possono riversarsi anche contro il personale. Per questo, servono strutture adeguate, formazione e una forte integrazione con educatori e servizi".

Zaia ha quindi rivolto un appello al Parlamento: "I fenomeni criminali giovanili stanno cambiando pelle. Baby gang e violenze ripetute non possono essere affrontate con strumenti pensati per un’altra epoca. Serve continuare ad affinare le leggi, anche con provvedimenti specifici, per evitare che questi fenomeni diventino una cornice stabile della vita quotidiana di molte città".

"La rieducazione resta un pilastro irrinunciabile, ma non può prescindere dalla certezza della pena – ha chiarito Luca Zaia – Senza responsabilità chiare, il sistema perde credibilitàIl presidente Zaia ha infine ringraziato “il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, per l’impegno e la determinazione con cui ha seguito questo intervento, il ministro Carlo Nordio, per il lavoro che sta portando avanti sul fronte della giustizia, e il Capo Dipartimento Antonio Sangermano, per la competenza e la visione con cui guida un settore così delicato".

"Questo Istituto non è un simbolo, ma uno strumento concreto: legalità e rieducazione sono le due facce della stessa sicurezza", ha concluso il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia.

"Oggi annunciamo due buone notizie per il Veneto - ha detto da parte sua il Presidente della Regione del Veneto, Alberto
Stefani. La prima è che a Rovigo, grazie all'impegno del Sottosegretario Ostellari, è stato inaugurato un nuovo carcere minorile con più spazio per gli utenti, la formazione e la rieducazione. La seconda è che la nostra Regione, per la prima volta, potrà attivare, insieme al Ministero della Giustizia, anche un centro di recupero ad alto impatto sanitario, alternativo al carcere, per minori con disagio comportamentale e polidipendenze, in esecuzione penale o in custodia cautelare".
​"Gli obiettivi sono chiari: garantire la sicurezza dei cittadini, stroncare sul nascere potenziali carriere delinquenziali e spezzare fin da subito la catena del crimine - ha spiegato Stefani - L'inaugurazione del nuovo Istituto Penale per Minorenni di Rovigo è una risposta attesa e importante per la prevenzione e il contrasto della criminalità. Contemporaneamente, oggi annunciamo una vera svolta per il nostro territorio. Grazie a una convenzione tra Regione del Veneto e Ministero
della Giustizia realizzeremo qualcosa che qui ancora non c'è: la prima comunità socio-terapeutica regionale dedicata ai minori con polidipendenze e disturbi comportamentali".
​"Il progetto, che prevede un co-finanziamento tra Ministero e Regione, è il frutto di un intenso lavoro di squadra - ha proseguito il Presidente - che ha coinvolto il Sottosegretario Ostellari, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e i tecnici della Regione del Veneto, che ringrazio. Si tratta di un investimento fondamentale in sicurezza. L'auspicio è di poterci ritrovare tra sei mesi per inaugurare questa nuova struttura e dare il via a un percorso riabilitativo d'eccellenza che nel nostro territorio mancava".

Più cauta e proiettata nel futuro la posizione di Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd. "Auspichiamo - spiega - che all'inaugurazione, ora, segua una effettiva e celere entrata in servizio della struttura e che questa possa contare su una dotazione di personale, risorse e servizi che consenta davvero, e non solo a parole, di perseguire quello che dovrebbe essere il fine effettivo di ogni struttura detentiva, a maggior ragione se destinata ai minori: la proposta di un percorso riabilitativo, attraverso una adeguata formazione culturale, educativa e professionale, di reinserimento sociale, che possa segnare il reale superamento di errori, fragilità o marginalità".

"Il tutto - chiude - partendo da una pena da scontare che sia giusta e che permetta ai giovani che hanno sbagliato  di potere comunque credere che un futuro diverso e migliore sia possibile, tanto per loro quanto per l'intera società, per la quale la rieducazione rappresenta, ovviamente, una priorità irrinunciabile".

 

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Commenti all'articolo

  • frank1

    08 Gennaio 2026 - 17:34

    Precisiamo un paio di cose: a) chi sbaglia NON paga...in italia funziona cosi'..per cambiare,poi,servirebbe una cambio del dna..il che ad oggi,las scienza non è riuscita.

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