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“Cimitero di ragione e tolleranza”

“Se una comunità chiede di poter osservare i propri riti non vi sono motivi formali per negarlo”

“Cimitero di ragione e tolleranza”

“Il cimitero della ragione e della tolleranza”. E’ questo l’incipit della riflessione sul “caso” che si è aperto in questi giorni da parte di Giovanni Boniolo, già presidente dell’Accademia dei Concordi e professore di filosofia della scienza e medical humanities all’università di Ferrara. “Il dibattito rodigino sulla possibilità di destinare uno spazio separato alle sepolture islamiche è affascinante - nota Boniolo - Non per la sua complessità, quanto per la povertà degli argomenti che spesso lo accompagnano, schiacciati tra ideologia e appartenenza politica. Se si è di destra, la proposta va respinta; se si è di sinistra, va accettata. A prescindere”.

Analizzando le varie posizioni, sottolinea: “Uno degli argomenti più ricorrenti è quello della cosiddetta ‘china scivolosa’: se lo consentiamo ai musulmani, allora dovremmo consentirlo agli scintoisti, ai buddisti, fino ai proprietari di cani che desiderano un luogo per i loro cari. L’argomento è suggestivo, ma errato. Non esiste alcuna necessità, né logica né giuridica, che lo sostenga. Inoltre, nel nostro Paese esistono già aree dedicate alle sepolture ebraiche, senza che ciò abbia prodotto fratture sociali insanabili o crisi dell’ordine pubblico tali da richiedere l’intervento della polizia. C’è chi richiama il principio di inclusività: il cimitero comunale dovrebbe accogliere tutti senza distinzioni di fede, per evitare forme di segregazione. Una posizione apparentemente laica".

"Se per laicità si intende l’eliminazione di ogni espressione religiosa dallo spazio pubblico, allora la coerenza imporrebbe ben altro: via i crocifissi dalle scuole, via i simboli religiosi, via gli abiti confessionali. Ma questa è una laicità ideologica, non quella delineata dalla nostra tradizione costituzionale. È questa la concezione che anima chi sostiene l’inclusività cimiteriale senza etichette? In realtà, la laicità, nel suo significato più fecondo, è la tutela della libertà di coscienza, di credenza e di appartenenza, nel rispetto delle libertà altrui. Significa consentire a ciascuno di vivere, e di morire, secondo le proprie convinzioni, a condizione che ciò non violi le leggi e le norme comuni”.

Ecco, allora, aggiunge Boniolo, che “è proprio il quadro normativo a fornire il criterio decisivo. La Costituzione e la legislazione in materia di polizia mortuaria non vietano la predisposizione di spazi dedicati a pratiche funerarie specifiche, purché esse rispettino le norme sanitarie e amministrative. Se una comunità religiosa chiede di poter osservare i propri riti senza infrangere la legge e nel rispetto della tradizione civile e giuridica in cui si inserisce, non vi sono motivi formali per negarlo. Resta, semmai, un problema di natura sostanziale, per esempio quello dei costi. Ma se questi fossero sostenuti dalla comunità interessata, anche tale obiezione verrebbe meno”.

Concludendo, Boniolo chiosa: “Insomma, il vero ostacolo non sembra essere né giuridico, né consuetudinario, né amministrativo, ma ideologico. Ci si schiera per appartenenza politica e si dimentica che una democrazia liberale si regge anche sulla ragionevolezza e sulla tolleranza: valori che fanno parte della nostra tradizione e che oggi appaiono sempre più fragili, sotto la pressione dell’irrazionalità e dell’intolleranza di chi, senza accorgersene (e questo è grave) o accorgendosene (e questo è peggio), contribuisce a sgretolarli”.

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