VOCE
violenza in famiglia
08.01.2026 - 18:33
Secondo l’accusa, quella donna era divenuta “un oggetto nelle mani del compagno”. Ma non un oggetto - il che sarebbe, comunque, in ogni caso sbagliato, sia chiaro - da trattare con cura e affetto, ma un oggetto da poco, sul quale sfogarsi.
Questo il destino che una giovane donna di 30 anni, originaria di Ferrara e residente in Mediopolesine, avrebbe subito, a opera del compagno convivente, un 54enne. Un calvario che, secondo questa ricostruzione dei fatti, sarebbe cominciato nel 2023. Il capo di imputazione contesta, all’uomo, umiliazioni e vessazioni, minacciandola di buttarla fuori casa, dicendole che non era una brava donna e una brava madre. Le avrebbe intimato di non intromettersi nelle sue questioni lavorative e che avrebbe dovuto occuparsi solo di cucinare.
In alcuni casi, si sarebbe arrivati anche alle aggressioni vere e proprie, con tanto di pugni in faccia. In altre, la avrebbe buttata a terra, mettendole le mani al collo. Le ipotesi di reato con le quali l’uomo è finito a giudizio, a seguito di citazione diretta, di fronte ai giudici del Collegio di Rovigo, sono di maltrattamenti e di lesioni personali.
Alcuni dei comportamenti si sarebbero verificati anche alla presenza del figlio, minore, in età da scuola medie. Una circostanza che, nella ricostruzione accusatoria, costituisce una aggravante. Nella giornata di oggi, giovedì 8 gennaio, la discussione del processo. A difendere l’imputato, l’avvocato Donatella Guidorizzi del foro di Rovigo, mentre la donna e il figlio erano costituiti parte civile, seguiti dall’avvocato Anna Osti.
Questo significa che il loro legale affiancava l’accusa, insistendo per la condanna e presentando una richiesta di risarcimento per quanto i suoi assistiti avrebbero subito a seguito della commissione dei reati.
Uscendo dalla camera di consiglio, i giudici hanno letto una sentenza di condanna a 5 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a un risarcimento di 8mila euro complessivi, 6mila dei quali per la madre, 2mila per il figlio. Inoltre, l’imputato condannato dovrà rifondere le spese legali della parte civile. I giudici hanno fissato il termine per il deposito delle motivazioni in 90 giorni. Una volta che queste saranno a disposizione delle parti, la difesa avrà facoltà di impugnare la sentenza, dando quindi origine a un processo d’Appello.
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