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l'intervista di inizio anno

“Il Polesine deve pesare di più”

La deputata del Pd: “Troppe occasioni perse. E sulla sicurezza il centrodestra sbaglia approccio”

“Il Polesine deve pesare di più”

Zls, granchio blu, sicurezza idrogeologica del Polesine: “Io ci ho provato, ho fatto proposte, presentato ordini del giorno. A parole tutti li condividevano, poi alla prova dei fatti non è stato fatto nulla. E oggi restano soltanto occasioni perse, per precisa scelta politica. Una beffa per il nostro Polesine”. Sono amare le parole della deputata Nadia Romeo (Pd), nel tirare le somme di un 2025 che, per lei, ha significato il primo anno pieno in parlamento.

Nadia Romeo, che anno è stato?

“Intenso. Dopo i primi mesi in aula, nel 2024, sono entrata pienamente nelle questioni e ho provato a dare il mio apporto. Già nel mio primo intervento in aula avevo parlato di Zls e granchio blu: a oltre un anno di distanza, restano soltanto occasioni perse”.

Anche la Zls?

“Sì, perché le risorse, disponibili da maggio, non si sono potute usare: il decreto attuativo è stato firmato solo il 3 settembre con scadenza il 15 novembre. Quale imprenditore, con un’incertezza simile, può pensare di investire nel nostro territorio? La Zls doveva portare sviluppo, lavoro per le famiglie, nuovi servizi. Quegli 80 milioni dovevano essere un’occasione irripetibile, e invece…”

Invece?

“Ho chiesto che i fondi potessero essere concretamente utilizzabili, e ho chiesto anche programmazione. Invece, il governo ha scelto di non credere nel nostro territorio. E dico che è stata una precisa scelta perché, ad esempio, per la Zes il finanziamento è previsto per 7 anni: per la nostra Zls chiedevamo una programmazione almeno triennale e invece si naviga a vista, anno dopo anno. Di più: nella finanziaria 2025 non era stata nemmeno rifinanziata, si è dovuto aspettare il Milleproroghe. Così non si va da nessuna parte”.

E sul granchio blu, invece?

“Grandi proclami, passerelle di ministri, e nulla più. Le promesse sono tutte state disattese: nel 2024 hanno chiuso 600 partite Iva su 1.500, e ora aspettiamo i dati definitivi nel 2025. C’erano tante proposte: dal posticipo dei contributi agli investimenti per l’emergenza, invece si è creata una struttura commissariale che all’inizio non aveva nemmeno le risorse. E’ mancata anche la Regione: l’Emilia Romagna ci ha messo 5 milioni di euro, il Veneto qualche centinaio di migliaia e siamo in ritardo anche sulla vivificazione delle lagune. E poi ci si riempie la bocca di Made in Italy, identità, produzioni d’eccellenza…”.

Ma come si spiega queste che lei definisce “occasioni perse”?

“Me lo spiego soltanto ammettendo, a malincuore, che il Polesine non ha peso politico. Del resto, se siamo sempre l’ultima provincia del Veneto c’è una ragione. Osservo, però, che la Regione è amministrata dal centrodestra da 30 anni, la Provincia da oltre dieci anni, il Comune capoluogo dal 2011 a oggi è stato amministrato dal centrosinistra solo per quattro anni, e l’attuale governo è ormai il terzo più longevo nella storia della Repubblica, e comunque Lega e Fi erano in maggioranza anche con Draghi. E allora: dov’è la famosa ‘filiera’ che ci avrebbe dovuto favorire?”.

Eppure, il risultato delle Regionale è stato schiacciante. Come se lo spiega?

“Bisogna dire che c’è stato un assenteismo non da poco: il 55% degli elettori non ha votato, e anche il centrosinistra deve fare mea culpa. Devo dire però che, girando sul territorio, si avverte molta voglia di alternativa: c’è spazio per un progetto politico diverso dal centrodestra, ma servono credibilità e impegno. Dobbiamo tornare in mezzo alla gente, e soprattutto non nicchiare con il centrodestra, facendo accordi che non pagano mai. Semmai, si possono fare accordi su certi temi: per esempio, sulle questioni ambientali mi piacerebbe che tutto il mondo politico dicesse che il Polesine non deve diventare la discarica del Veneto. E a proposito: non si può dire ‘decidono i tecnici’, altrimenti la politica abdica al suo ruolo. Un esempio lampante di scarsa programmazione, poi, è l’Ipa: nel resto del Veneto funzionano già da quattro anni e ricevono finanziamenti, qui siamo arrivati all’ultimo minuto. Così non va”.

Uno dei temi più sentiti dai cittadini è quello relativo alla sanità…

“Ed è uno di quelli su cui si è concentrata la mia azione, perché, anche a Rovigo, il sistema sanitario ha manifestato problemi che non sono degni di una città capoluogo. Più in generale, la nostra provincia deve avere pari dignità rispetto alle altre. Anche qui: serve una battaglia comune per garantire sanità e cure. Non possiamo correre il rischio di diventare la succursale di altre realtà”.

Il 2025 a Rovigo è stato un anno segnato dall’emergenza sicurezza. Cosa va fatto su questo fronte?

“Mi sembra che il problema sicurezza si manifesti regolarmente quando governa il centrodestra. Era emerso con Bergamin, torna ora con Cittadin: in mezzo questa paura non si avvertiva. Credo che l’emergenza sia figlia anche di un certo modo di parlare alla pancia delle persone, oltre che di certe politiche che mirano a togliere servizi, come il Sai, sbandierandole come securitarie quando invece creano insicurezza. Bisogna invece lavorare per tenere all’interno della nostra società queste persone e gestire le situazioni prima che diventino problemi. Poi la certezza della pena ci vuole ed è sacrosanta, ma bisogna lavorare sulla prevenzione dei reati, e questo si fa anche con l’integrazione. Non certo agitando lo spettro della paura”.

Drammatico, poi, il bilancio dei morti sul lavoro: 9 nel 2025 in Polesine, un dato terribile.

“Sono numeri inaccettabili. Servono controlli ferrei, ma bisogna anche far capire, tanto ai lavoratori quanto agli imprenditori, che in gioco c’è la vita delle persone, e non si scherza. Vanno garantiti percorsi di formazione, ma questi non devono restare solo sulla carta. Si tratta di una battaglia che come Pd portiamo avanti da tempo, che non è ideologica e sulla quale è necessario impegnarsi sempre di più”.

A proposito, su cosa si concentrerà il suo impegno in questo 2026?

“Da capogruppo in commissione d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico ho sollevato il problema del taglio dei finanziamenti ai Consorzi di bonifica, pericolosissimo in un territorio come il nostro dove la subsidenza è reale. Ho solo chiesto di rifinanziare un fondo che esiste da sempre: il mio ordine del giorno è stato votato all’unanimità, poi in Finanziaria non sono state inserite le risorse, e addirittura il centrodestra ha votato contro. Una beffa”.

Quanti soldi servirebbero?

“Quattro milioni di euro da qua al 2028. Già nel 2025 i Consorzi hanno tirato avanti senza i fondi: per un anno si può fare, ma alla lunga non è sostenibile. E i soldi ci sono: per altri territori sono stati messi anche dieci milioni di euro. Evidentemente, lo ribadisco, il Polesine non ha peso. Ma allora il centrodestra deve spiegare ai polesani perché non finanzia una legge fondamentale per il nostro territorio. In gioco c’è la vita dei cittadini e la tenuta del mondo economico”.

Capitolo infrastrutture: ha ancora senso parlare di Nogara-mare e Romea commerciale?

“Certo che ha senso, ma non vedo una proposta seria. Hanno solo detto: faremo gli investimenti, ma di concreto non c’è nulla. Eppure sono arterie fondamentali per il nostro territorio, e sulla Romea in particolare c’è un grosso problema di sicurezza da risolvere”.

Ultimo passaggio: entro marzo il Polesine tornerà al voto per Provincia e suppletive della Camera. Come si muove il centrosinistra?

“Alle Regionali abbiamo dato vita a una coalizione allargata con un candidato credibile. Dobbiamo continuare su questo schema per costruire un centrosinistra unito che possa rappresentare un’alternativa. I cittadini misurano la credibilità sulle persone prima ancora che sulle proposte e noi dobbiamo essere all’altezza, lavorando ogni giorno tra la gente per capirne proposte e necessità”.

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