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“Said morto sul lavoro e lasciato senza tomba”

Scoppia il caso legato alla sepoltura degli islamici

“Said morto sul lavoro e lasciato senza tomba”

E’ morto sul lavoro a 46 anni, ribaltandosi con il muletto alla Polimero, lasciando una moglie disoccupata e quattro figli figli piccoli ad Arquà dove si erano da poco trasferiti: la richiesta di una sepoltura islamica a Rovigo è partita da questa tragedia.

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“A novembre, quando è morto Said El Qadi, abbiamo fatto richiesta di un luogo dove poterlo seppellire secondo il rito islamico, ma tutti ci hanno detto di no. Abbiamo chiamato dappertutto, da Ca’ Emo a Padova. Alla fine abbiamo raccolto i soldi, 10mila euro, per mandare la salma in Marocco, una cifra pesante per una vedova con quattro bambini. Perché non è possibile avere uno spazio per una sepoltura dignitosa? Non c’è polemica, non c’è contrapposizione, c’è la volontà di collaborare per risolvere un problema che esiste in una comunità che in Polesine è molto numerosa. Siamo disposti anche a contribuire economicamente se serve”: a spiegare come è arrivata in consiglio la richiesta di un cimitero islamico o, quanto meno, di un’area all’interno di uno dei cimiteri di Rovigo e frazioni, come è in quello adriese di Ca’ Emo, è Abdelkabir Louezna, presidente dell’associazione Solidale Senza Frontiere Rovigo e Padova.

E di “una richiesta assolutamente civile e che va incontro ad una esigenza di integrazione della nostra società”, parla anche il capogruppo del Pd in consiglio comunale Diego Crivellari interviene sulla polemica che si è aperta dopo l’interrogazione sulla possibilità di un cimitero o un’area all’interno di un cimitero da riservare ai defunti di fede islamica che si è scontrata con un secco no del sindaco Valeria Cittadin.

“La richiesta della consigliera Rossi è giusta - rimarca Crivellari - è peraltro una richiesta che intercetta un tema già emerso nel corso delle ultime campagne elettorali, di fronte ad una comunità in crescita come numeri e anche come esigenza di integrazione. Non mi pare allora né prematura, né azzardata come ipotesi: mi pare che Rovigo sia una città o dovrebbe essere oggi, nel 2025, una città sufficientemente matura per affrontare questo tema in maniera laica, moderna, inclusiva, senza dare l'impressione che il semplice argomentare intorno al ‘cimitero islamico’ diventi l’occasione per ridare il via a toni da crociata o da tifoseria come se fossimo all’indomani della battaglia di Lepanto. Non è così, per fortuna. Si avvii allora una riflessione seria con i referenti della comunità e le nostre istituzioni. Rovigo deve dare un segnale, se perfino uno storico esponente della destra come Luca Bellotti ha ribadito come i valori di accoglienza di una civiltà millenaria possono e devono travalicare gli steccati di parte”.

A gettare benzina sul fuoco è il sindaco stesso, che sulla propria pagina Facebook posta un video del collega Roberto Di Stefano, sindaco leghista di Sesto San Giovanni, della cintura periurbana di Milano, che negli ultimi mesi ha vissuto gravi problemi di ordine pubblico fra violenza, risse e spedizioni punitive nel cuore della città, ma che sui social trova il tempo per dedicarsi a tutt’altro postando solo video e card dal sapore xenofobo cercando visibilità, che ha commentato in strumentale, distorcendo quella che era stata la richiesta originaria: “A Rovigo i musulmani chiedono un cimitero separato perché non vogliono essere sepolti accanto agli italiani ‘infedeli’ - scrive inventando di sana pianta - Una richiesta che viene persino difesa dalla sinistra, sempre pronta a giustificare tutto in nome di una presunta ‘inclusione’. Ma questa non è integrazione, è islamizzazione ed è un ulteriore passo verso la perdita della nostra identità. Chi vive in Italia deve rispettarne valori, cultura e tradizioni, non pretendere di ricreare qui modelli che non ci appartengono!”.

Louezna non ci sta: “La realtà non è così negativa, questa richiesta era stata fatta e accolta anni fa quando c’era il Covid e non era possibile il rimpatrio delle salme. Era stato il prefetto a concordare sulla necessità di dare un piccolo spazio per la sepoltura di persone di altre comunità. Ora il problema è tornato. Ci sono persone che non trovano posto per essere sepolti ma si tratta di un diritto, dobbiamo darci una mano almeno di fronte alla morte. Non chiediamo per forza un luogo solo per la nostra comunità, ma di affrontare il problema che abbiamo con le sepolture, che c’è a Rovigo come in tutto il Polesine, perché solo chi è residente a Adria può essere sepolto a Ca’ Emo. Credo sia un gesto di rispetto per chi chiede di essere sepolto in questa terra, la terra dove magari vive e lavora da quaranta anni, dove ha messo radici e dove sono nati i suoi figli. E molti fra l’altro sono cittadini italiani”.

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