VOCE
L’allarme
09.01.2026 - 20:30
Un altro campanello di allarme sul fronte aviaria: un altro uccello selvatico infetto trovato in Polesine, con le preoccupazioni per l’estensione del contagio che aumentano di giorno in giorno. Già a novembre, l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria parlava di “impennata nel rilevamento dei casi” e poneva come “imperativo rafforzare la sorveglianza e applicare stringenti misure di biosicurezza. Focolai con un alto tasso di mortalità si sono verificati tra le gru comuni in Germania, Francia e Spagna e nei cigni in Gran Bretagna, Francia e Italia. Il 99% dei casi di infezione è stata causata dal virus H5N1”.
In Polesine, da settembre, da quando è ripartita la sorveglianza, non sono stati riscontrati casi di positività negli allevamenti avicoli della provincia, come è successo invece in 47 casi prevalentemente nella fascia padana, da Torino a Cremona, da Mantova a Ferrara, da Verona a Venezia.
In provincia di Rovigo, tuttavia, proprio nel Delta, già a ottobre erano stati trovati due alzavole e un mestolone positivi, mentre a novembre un germano reale. Ora, lo scorso 30 dicembre, il riscontro di positività al virus è arrivato in altre due alzavole, cacciate nel Delta il 30 dicembre.
Nel 2022 in Polesine si sono erano registrati tre focolai negli allevamenti di pollame: due a Porto Viro e uno a Lendinara. L’attenzione nei confronti dell’aviaria è particolarmente alta visti i potenziali danni, sia danni diretti, dovuti agli abbattimenti di tutti i capi negli allevamenti infetti e di quelli limitrofi, sia danni indiretti, dovuti ai vincoli determinati con il vuoto sanitario, con il fermo allevamento.
Come spiega Isabella Monne, dirigente veterinario Istituto zooprofilattico, “la diffusione a livello geografico dell'influenza aviaria è senza precedenti, quello che sta succedendo ci mette di fronte ad un virus altamente aggressivo. Prima viaggiavano con i volatili selvatici virus pressoché innocui, oggi con il sottotipo H5 è tutto diverso. Siamo di fronte ad una ‘panzoozia”, che l’equivalente della pandemia nell’uomo”.
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