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POLITICA

“Basta essere lasciati ai margini”

Zangirolami: “Fatte scelte forzate. Così non va, adesso serve un confronto sui temi strategici”

“Basta essere lasciati ai margini”

“Non c’è alcuna volontà di mettere in difficoltà l’amministrazione e il nostro dovere è fare uno sforzo per attuare il programma di governo che ha ottenuto il voto e la fiducia dei cittadini. Però bisogna cambiare metodo: così non va bene”. A suonare la sveglia all’amministrazione guidata dal sindaco Valeria Cittadin è il coordinatore comunale di Fratelli d’Italia Matteo Zangirolami che ha deciso di far sentire la propria voce: “Questo mio appello al sindaco non è una critica personale - esordisce - è una richiesta politica legittima che vuole andare a beneficio dell’azione dell’amministrazione”.

Zangirolami: cos’è che non sta andando nella giusta direzione?

“A mio avviso, questo deve essere il momento della responsabilità. Tutti abbiamo assunto l’impegno di dare delle risposte alla città sulla base di un programma condiviso. E sulla base di questo dobbiamo essere tutti concentrati sugli obiettivi. C’è poi un secondo aspetto, ed è quello di essere coinvolti nelle scelte strategiche che riguardano la città e non arrivare sempre a piatti lavati. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo e il sindaco ha il dovere di attuare le linee politiche che tutti abbiamo condiviso. Il sindaco è sostenuto da una coalizione eterogenea che va da FdI ad Azione passando per Lega e Forza Italia: ci devono essere i momenti di condivisione politica tra le segreterie che servono a dare gli indirizzi”.

Si sente trascurato come vertice del principale partito di maggioranza?

“Sei mesi fa avevo chiesto di fare una verifica dello stato di attuazione delle linee di indirizzo. Quella è la nostra bibbia, perché siamo stati votati sulla base di quel programma. Partendo da questo, ritengo che fare dei pit stop ogni tanto per confrontarsi debba essere la regola. Tra l’altro in quel programma ci sono una serie di azioni previste su cui vorrei capire a che punto siamo: penso alla revisione del Pat, il Piano urbano della mobilità sostenibile, il Passante nord e le grandi opere in genere, oltre a temi strategici anche se non dipendono solo dal Comune. Mi riferisco al nuovo tribunale e al recupero dell’ex Caserma Silvestri”.

Insomma c’è un problema politico...

“Sono due i problemi. Uno con l’amministrazione perché manca, in sede di segreterie politiche, un confronto sui temi strategici che non può non esserci. L’altro è un problema interno a FdI. Ho il massimo rispetto del ruolo del commissario provinciale Bartolomeo Amidei, però pretendo rispetto del ruolo politico del sottoscritto e del coordinamento che è stato eletto attraverso un esercizio democratico importante al congresso. Sui temi che riguardano la città, il coordinamento comunale non può essere esautorato”.

A proposito di divisioni interne, come commenta le dure critiche che le ha rivolto il neo consigliere regionale Fabio Benetti?

“Non intendo commentarle. Faccio presente che il partito ha riposto enorme fiducia in Fabio e ha grandi aspettative su di lui. Gli faccio le mie congratulazioni e gli auguri di buon lavoro. Comunque lo aspetto: se vorrà lavorare nell’interesse del partito e della città sarà sempre ben accolto in coordinamento comunale, dove ci attendiamo il suo contributo”.

Ma secondo lei, come si è prodotta la frattura in FdI?

“Non vorrei dare risposte banali ma è normale che in un partito ci siano delle sensibilità diverse. In modo particolare FdI, che è arrivato in pochi anni al 30%, è normale che veda al suo interno diverse sensibilità. Ma in politica, se si vuole tenere unito un partito, bisogna conciliare. In consiglio comunale c’è un gruppo essenzialmente spaccato in due. E’ evidente che avere tre assessori che rispondono tutti e tre solo a quattro consiglieri non è un modo per tenere unito il partito, perché gli altri si sentono esclusi. Tant’è che in maniera impropria il sindaco aveva detto che pretendeva l’unanimità del gruppo sul nome dell’assessore e per questo ha atteso nove mesi a fare la nomina. Tra l’altro avevo suggerito, con l’avvicendamento di Nadja Bala, di fare una verifica di maggioranza, trovare un nuovo assetto, dare il giusto equilibrio alle forze della coalizione e per verificare l’attuazione del programma per ripartire con maggior slancio. Invece si è voluto procedere in maniera forzata. Anche il modo in cui è avvenuta la nomina del capogruppo è stata anomala”.

A quale delle due nomine del capogruppo si riferisce?

“Tutte e due. Chi prima aveva preteso l’avvicendamento di Nello Piscopo adesso lo ha sostenuto. Renato Campanile poi si è dimesso per fare l’assessore. Renato gode del mio totale apprezzamento ma trovo poco dignitoso avere un assessore con deleghe secondarie. E poi il modo in cui è avvenuto non è accettabile: all’inizio del consiglio sul bilancio di previsione che già si presentava complesso, visto che il confronto con i consiglieri di maggioranza è stato postumo. Infatti, questo bilancio di fatto è sterile, privo di anima”.

Come mai, secondo lei, il peso di FdI nell’amministrazione si è assottigliato?

“Qui dobbiamo fare tutti un mea culpa. Siamo costantemente protagonisti di liti e divisioni interne anziché esercitare il ruolo di azionista di maggioranza. Per questo lancio un appello ai miei colleghi di partito perché deve prevalere l’interesse del partito e non dei singoli gruppi”.

Perché ha deciso di alzare la voce solo adesso?

“Perché siamo ancora in tempo per cambiare rotta. Valeria Cittadin è il nostro sindaco, non esistono alternative a questa amministrazione”.

E se quello che chiede non si verifica?

“Sono convinto che ci sarà un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, voglio essere fiducioso. Sto chiedendo un confronto politico per una verifica dell’attuazione del programma perché così non va bene e dobbiamo cambiare metodo”.

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