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L’intervista di inizio anno

“Granchio blu, ora si vede la luce”

“Non può essere eradicato: messi in sicurezza gli allevamenti può diventare una risorsa aggiuntiva”

“Granchio blu, ora si vede la luce”

Se il 2023 è stato l’anno dell’invasione e il 2024 l’anno della distruzione, per l’emergenza del granchio blu il 2025 appena concluso è stato l’anno della speranza. E se i pescatori polesani hanno vissuto questa vera e propria piaga sulla loro pelle, c’è chi, da prefetto, si è ritrovato a dover cercare soluzioni per fronteggiare la proliferazione della specie aliena e salvare la molluschicoltura del Delta del Po. E’ il caso di Enrico Caterino, dal 2016 al 2022 prefetto di Rovigo, poi di Ravenna e infine commissario del comune di Torre Annunziata sciolto per condizionamenti mafiosi, il cui nome era stato fatto anche come ipotetico candidato a sindaco di Rovigo nel 2024, che il 20 settembre di quello stesso anno è stato poi nominato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri “commissario straordinario del Governo per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della diffusione e proliferazione della specie granchio blu”.

Se quando era prefetto a Rovigo le avessero detto che qualche anno dopo si sarebbe ritrovato esperto di biologia marina e gastronomia sperimentale ci avrebbe creduto?

“No, in effetti no. Difficile pensare a una cosa del genere. Ma noi prefetti dobbiamo sempre essere pronti ad affrontare tutto. E l’evento ‘Il Bello del blu’ dello scorso 13 dicembre a Orbetello, una giornata di incontri, degustazioni e approfondimenti dedicati alla trasformazione del granchio blu, che ha avuto un buon successo, dimostra che si è aperta un’altra strada. Si intravede la luce in fondo al tunnel. E c’è maggiore serenità. Quando ho iniziato, il clima di tensione era forte, inevitabilmente, perché i danni sono stati davvero rilevanti per i pescatori. Adesso mi sembra ci sia un clima più sereno ma soprattutto una ventata di ottimismo grazie alle opportunità che si stanno presentando. Perché una volta avuta la certezza della tutela degli allevamenti, il granchio blu diventa un’ulteriore risorsa da gestire”.

La risposta a un problema complesso è stata articolata: cosa è stato fatto nel corso del 2025?

“Intanto sono state messe in campo tante risorse nelle due province di Rovigo e Ferrara. Circa 40 milioni dal ministero dell’Agricoltura per consorzi e imprese che hanno subito danni, mentre la struttura commissariale ha distribuito circa sei milioni alle imprese di acquacoltura che hanno partecipato alle misure previste dal ‘piano di intervento’. Poi, ci sono stati anche i fondi aggiuntivi pari a 3 milioni e 700mila euro ancora disponibili e non utilizzati dal Fondo di solidarietà nazionale della pesca assegnati a Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. E’ da aprile che siamo partiti con l’attuazione delle misure, con le catture, gli smaltimenti, la difesa degli allevamenti di vongole e anche con l’avvio di un nuovo circuito commerciale”.

Ecco, proprio la commercializzazione, in prospettiva, può essere la vera soluzione al problema?

“Quella è l’opportunità che si sta valutando, l’idea di creare un circuito commerciale forte considerando che c’è interesse forte Paesi esteri dove polpa molto apprezzata dal punto di vista gastronomico. Qui in Veneto, a Porto Tolle, è stato riconvertito un centro di lavorazione delle vongole per una prima lavorazione del granchio, in collaborazione un’azienda di Singapore e una dello Sri Lanka. Ed è proprio nello Sri Lanka che viene inviata poi la gran parte del prodotto per la commercializzazione. A Ferrara, invece, hanno avviato collaborazioni con la Tunisia. Ma c’è anche una società di Padova che sta utilizzando il granchio blu per il ripieno della pasta. Un pizzaiolo portotollese è arrivato terzo al campionato nazionale della pizza con una pizza con il granchio blu, a Polesine Camerini una trattoria ha iniziato a servire moeche di granchio blu. Noi stiamo cercando di promuovere la valorizzazione gastronomica del granchio e ci sono operatori che stanno già lavorando per utilizzarlo in vari menù. Poi c’è anche il filone pet food, con una grossa azienda che è partita un paio di mesi fa con la produzione di farine da utilizzare in un paté per gatti. Insomma, le prospettive ci sono”.

E le vongole polesane?

“Il primo obiettivo, ma lo sanno anche i pescatori, resta quello di tutelare gli allevamenti di molluschi con sistemi affidabili, poi il granchio blu diventa una risorsa parallela. La messa in sicurezza degli allevamenti avviene con sistemi già avviati: teli di protezione per il seme e recinzioni, con contributi per l’acquisto. Ma stiamo sperimentando anche altre possibili modalità, come i dissuasori sonori e altre apparecchiature, vediamo se le sperimentazioni daranno esito positivo. Poi, stiamo cercando di sviluppare l’allevamento dell’ostrica. Già in passato c’era un produttore di ostrica rosa di Scardovari, ora tanti stanno seguendo questa strada, anche con altre specie. Perché l’ostrica è resistente alle chele del granchio, ma ha anche più capacità di adattamento ai cambiamenti climatici in atto”.

Dopo la tempesta della fase più dura dell’emergenza, con un’emorragia di oltre mezzo migliaio di imprese, ora sembra riaffacciarsi il sereno: qual è la situazione?

“Tecnici, studiosi e ricercatori hanno escluso che il granchio si possa debellare, l’eliminazione totale è impossibile. Quindi si tratta di gestire questa presenza e creare il giusto equilibrio con le altre specie e far sì che possa essere a sua volta sfruttato economicamente. I pescatori questo l’hanno capito e per questo sono molto collaborativi. Ma devo dire che ma con me c’è stato sempre un ottimo rapporto: hanno collaborato stesura piano, all’attuazione del piano e alle iniziative di commercializzazione. Si stanno dando da fare anche per cercare soluzioni alternative e far sì che questo problema possa diventare una risorsa”.

Con la legge di bilancio è stata modificata la struttura commissariale, perché questo cambiamento?

“Sono modifiche che ho richiesto io, per semplificare: era complessa e spesso non ci favoriva. Con questa modifica abbiamo ridotto le persone che dovrebbero far parte della struttura e stabilito il passaggio dal ministero dell’Ambiente a quello dell’Agricoltura. Devo dire che la collaborazione è stata buona con tutti: Ispra, capitanerie di porto prefetture, oltre alle due regioni Veneto ed Emilia Romagna, anche con i due funzionari Edoardo Tironi e Matteo Carletti, distaccati nella struttura commissariale, e soprattutto i sindaci e i pescatori stessi. E il ministro dell’Agricoltura ci ha dato il suo supporto da subito. Si è creata una sinergia molto valida e questo si vede anche nel clima di fiducia che si inizia a respirare, perché quando c’è un simile rapporto di collaborazione e impegno, non si può che fare bene”.

Nel 2026 dovrebbe concludersi il piano di intervento: e poi?

“Il piano ha un orizzonte biennale e ci sono ancora risorse da investire, circa sei milioni. Va per ricordato che sono commissario nazionale per l’emergenza del granchio blu, che sta iniziando a proliferare anche in altre aree, dalla Sicilia alla Puglia, passando per il Lazio. E’ stata avviata un’ampia azione di monitoraggio avvalendosi dell’Ispra che ci sta dando una grossa mano. Vedremo gli esiti e quali saranno le valutazioni del ministro dell’Agricoltura, che è sempre presente e attento. Se c’è necessità può esserci una proroga. In ogni caso, il messaggio che voglio lanciare è di avere fiducia in tutto il sistema”.

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