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“Grato di aver realizzato un sogno”

La straordinaria esperienza di Angelo Motta

“Grato di aver realizzato un sogno”

Podista, dirigente sportivo e figura molto conosciuta nel mondo dell’associazionismo polesano, Angelo Motta è segretario del gruppo podisti Porto Tolle Daniele e Nano Laurenti e vicepresidente provinciale della Federazione italiana di atletica leggera di Rovigo. La sua selezione come tedoforo olimpico non è arrivata per risultati agonistici, ma per un gesto di grande valore umano: durante la maratona di Valencia del 2019, Motta rinunciò al proprio obiettivo cronometrico per soccorrere un altro atleta in difficoltà.

Un atto di sportività e altruismo che, a distanza di sei anni, è stato riconosciuto con l’onore di portare la fiamma olimpica. Un riconoscimento che si è concretizzato martedì pomeriggio alle 15.08, quando Motta ha portato la fiamma olimpica nel centro storico di Ravenna. La sua corsa è partita dall’incrocio tra Corso Cavour e via Argentario, per concludersi davanti alla Basilica di San Vitale, in uno dei luoghi simbolo della città.

“Da scugnizzo delle case popolari di Tolle, all’infanzia nel villaggio dei pescatori di Scardovari, fino a portare, anche se per poco, la fiamma olimpica - ha raccontato Motta con emozione - non per meriti sportivi, non perché sono il più forte a correre e nemmeno perché qualcuno mi ha messo lì. Ma perché me lo sono meritato. A costo di sembrare autoreferenziale, stavolta lo dico”. Nonostante la corsa si svolgesse lontano dal Polesine, Motta non era solo.

Un gruppo di amici e sostenitori partiti da Porto Tolle ha preso ferie e affrontato il viaggio per essere presente, condividendo con lui un momento che resterà indelebile. L’impresa ha avuto anche risonanza nazionale: Motta è comparso nelle storie social ufficiali di Milano-Cortina ed è stato intervistato dal Tg3 Emilia Romagna. In totale erano 30 i tedofori impegnati nella tappa del ravennate, tra loro anche Sofia Raffaeli, olimpionica della ritmica e tra le prime a portare la fiamma in darsena. All’indomani dell’evento, a emozione sedimentata ma ancora viva, Motta affida ai social una riflessione più profonda su quanto vissuto: “Non sono sposato, non ho figli, quindi non ho paura a chiamarlo il giorno più bello della mia vita. La parola d’ordine di questa esperienza è gratitudine”.

Gratitudine, prima di tutto, per essere stato scelto: “È vero che tutto nasce da un mio gesto di fair play sportivo, ma nulla era scontato. Come ci ha detto uno dei ragazzi dell’organizzazione, noi non eravamo capitati lì, eravamo lì perché siamo stati scelti”. Gratitudine per aver potuto realizzare un sogno coltivato fin da bambino, e per averlo fatto in una città come Ravenna, lontana da casa ma carica di storia: “E anche per il tratto che mi è stato assegnato, ho portato il sacro fuoco di Olimpia fin sulla soglia della Basilica di San Vitale e ho acceso la fiaccola della tedofora dopo di me sul prato del Mausoleo di Galla Placidia”. Un pensiero speciale va agli affetti: “Agli amici che si sono presi permessi dal lavoro e si sono organizzati per essere lì, a oltre un’ora di distanza, solo per vedermi felice.

E alla mia famiglia, che da casa faceva il tifo, più emozionata di me”. L’emozione, racconta, è difficile da spiegare: “Dal momento in cui sono sceso dalla navetta con la fiaccola spenta, fino all’istante in cui la tedofora prima di me ha acceso la mia, eravamo solo io e il fuoco. Vedevo tutti, salutavo, ma in quel momento ero solo con le vibrazioni di una fiamma che dal 26 novembre non si è mai spenta”. Per mantenere la promessa di “portare tutti con sé” aveva scritto sul dorso della mano, sotto il guanto di Milano Cortina, le parole Family e Friends. Nella tasca della divisa, sopra il cuore, un post-it con la sigla Gppt, il suo gruppo podistico. “Non potevo sperare in nulla di diverso - conclude - è un’emozione che mi porterò dentro per sempre. E sì, me la sono meritata”. Un tratto breve, pochi minuti di camminata (non di corsa, “così è durata di più”, scherza Motta), ma un significato enorme per Angelo Motta, per chi lo ha accompagnato fino a Ravenna e per un Basso Polesine che, attraverso di lui, ha visto passare la fiamma olimpica.

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