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TECNOLOGIA

Cie obbligatoria, Comuni sotto pressione

Dal 3 agosto 2026 fine della carta cartacea

Cie obbligatoria, Comuni sotto pressione

Altro che Spid. Il vero punto critico della transizione digitale italiana è la Carta d’identità elettronica, che dal 3 agosto 2026 diventerà l’unico documento valido, mandando definitivamente in pensione il formato cartaceo, anche se ancora in corso di validità. Una svolta imposta dal Regolamento europeo 1157 del 2019 e recepita dal Ministero dell’Interno con la circolare 76 del 2025, che riguarda tutti i cittadini italiani, non solo chi viaggia all’estero, nonostante la persistente confusione alimentata nei mesi scorsi.

La scadenza si avvicina rapidamente e il sistema appare tutt’altro che pronto. Molti Comuni hanno iniziato a informare i cittadini, ma la consapevolezza resta bassa e il rischio di un assalto agli sportelli negli ultimi mesi è concreto, soprattutto nelle grandi città. Il Dipartimento per la Trasformazione digitale starebbe valutando una campagna informativa nazionale, nel tentativo di evitare il collasso amministrativo.

Roma rappresenta il caso più emblematico. In Campidoglio è stata attivata una task force straordinaria per far fronte a un arretrato imponente. Secondo le stime comunali, nella Capitale circolano ancora centinaia di migliaia di carte cartacee che perderanno validità ad agosto, a cui si sommano le Cie prossime alla scadenza e i casi di furto o smarrimento. A fronte di una capacità produttiva attuale che non basterebbe a coprire il fabbisogno, l’amministrazione punta ad aumentare il numero di emissioni mensili, ma l’incognita maggiore resta l’effetto ingorgo estivo, quando ferie e viaggi renderanno più difficile gestire le richieste.

La situazione è meno critica a Milano, dove il Comune ha già avviato un piano straordinario e prevede di contattare direttamente i cittadini interessati, ma anche qui le criticità non sono escluse. Napoli e Palermo, secondo le proiezioni attuali, restano tra le aree metropolitane più esposte ai ritardi.

Sul piano nazionale, i numeri raccontano una transizione incompleta. Le Cie rilasciate superano i cinquanta milioni, ma quelle effettivamente valide sono molte meno. Per alleggerire la pressione sugli sportelli, il governo ha messo sul tavolo l’ipotesi di una Cie a durata sostanzialmente illimitata per gli over 70, una misura ancora in fase progettuale che punta a semplificare la vita a una fascia di popolazione spesso penalizzata dalle procedure digitali.

Nel frattempo, anche lo Spid cambia volto. Con le nuove politiche dei principali provider, il servizio gratuito è destinato a scomparire. Poste, Aruba e Infocert hanno introdotto o annunciato un canone annuale, segnando la fine dell’identità digitale senza costi. Il risultato è un paradosso che alimenta il malcontento: i cittadini si trovano a pagare sia lo Spid sia la Cie, mentre il sistema pubblico spinge verso un modello che non è ancora pienamente funzionante.

Il nodo più problematico resta infatti l’accesso ai servizi. Nonostante l’obbligo normativo in vigore dal 2021, molti enti pubblici consentono ancora l’autenticazione solo tramite Spid. Piccoli Comuni, Asl, piattaforme sanitarie, università, gestori del trasporto pubblico e numerosi enti locali non hanno completato l’integrazione della Cie. A questo si aggiungono le barriere tecnologiche, come l’uso esclusivo di smartphone con Nfc, che esclude una parte della popolazione.

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