VOCE
veneto
10.01.2026 - 20:21
Riccardo Salvagno e Sergiu Tarna
Prosegue senza sosta la caccia al complice di Riccardo Salvagno, il 40enne agente della polizia locale di Venezia che ha confessato l’omicidio di Sergiu Tarna, barman 24enne ucciso con un colpo di pistola alla tempia e abbandonato senza vita nelle campagne di Mira, nel Veneziano, nella notte precedente a Capodanno. «Volevamo spaventarlo, picchiarlo, ma lui è scappato e allora l’abbiamo bloccato. Poi è partito un colpo di pistola per sbaglio», ha dichiarato Salvagno agli inquirenti, sostenendo di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere.
L’uomo è detenuto da martedì ed è stato trasferito in un carcere lontano dalla città lagunare per motivi di sicurezza. Durante l’interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso ha ribadito la versione dell’incidente, una ricostruzione che ora gli investigatori stanno verificando punto per punto.
Secondo quanto riferito dal vigile urbano, il movente dell’omicidio sarebbe legato a un video hot girato all’interno di un night club, nel quale Salvagno compariva in compagnia di una persona trans. Il 40enne temeva che quel filmato, che riteneva in possesso di Sergiu Tarna, potesse circolare da smartphone a smartphone, compromettendo irreparabilmente la sua carriera. Per questo motivo avrebbe più volte chiesto al giovane barman di cancellarlo, senza però ottenere alcuna risposta.
Le tensioni tra i due sarebbero esplose già nei giorni precedenti al delitto. Il giorno di Natale Salvagno avrebbe inviato a Tarna un messaggio su Telegram dal contenuto esplicito e minaccioso: «Stai attento a quello che fai, per sta roba sono disposto ad arrivare fino alla fine. La gente che ha fatto questo pagherà col sangue». Un messaggio che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbe la volontà di passare all’azione.
Nei giorni successivi, i rapporti tra i due sarebbero ulteriormente degenerati, tra liti sempre più accese e accuse reciproche. Il 26 dicembre si sarebbero incontrati in un locale pubblico, dove, secondo quanto raccontato dai testimoni, si accusavano a vicenda di mentire. La situazione è precipitata nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, quando Salvagno, insieme a un complice ancora in fuga, avrebbe iniziato a cercare Tarna in tutta Mestre.
Il barman è stato infine individuato all’esterno di un bar. Attorno alle 2.15 sarebbe stato caricato con l’inganno in auto e portato nelle campagne di Mira, dove circa mezz’ora dopo è stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Il corpo è stato poi abbandonato sul posto.
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Venezia proseguono per verificare la versione fornita da Salvagno e per rintracciare il complice, che secondo gli investigatori potrebbe essere un uomo di origine albanese, fuggito nel suo Paese natale subito dopo l’omicidio. Un tassello fondamentale per chiarire definitivamente la dinamica di una vicenda che ha scosso profondamente il territorio veneziano.
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