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Cartiere, “Maestranze” all’attacco

I lavoratori si dicono amareggiati, ma la Cgil difende uscite volontarie e contratto di solidarietà

Cartiere, “Maestranze” all’attacco

Il sito di Loreo delle Cartiere del Polesine non ha riaperto dopo le vacanze di Natale. Del resto, era stato annunciato: dal primo gennaio le attività produttive nello stabilimento sono sospese, con i lavoratori spostati a Cavanella. Intanto, è aperta la procedura per le uscite volontarie: 22 quelle attese, entro novembre. Altrimenti si ricorrerà al contratto di solidarietà: meno ore lavorate (e dunque meno retribuzione), per scongiurare i licenziamenti.

Ma la situazione è tesa. Lo dimostra una lettera inviata alla redazione della Voce e firmata “Maestranze di Loreo” in cui si contesta il percorso intrapreso dall’azienda e si gettano ombre sul futuro. Una visione che, però, non trova del tutto d’accordo il sindacato. Le opinioni, ad esempio, divergono anche sullo strumento del contratto di solidarietà. “Una guerra tra poveri, alla faccia dei tagli volontari”, si legge nella lettera; uno strumento che rientra nelle procedure storicamente utilizzate nelle vertenze sindacali per evitare licenziamenti, secondo il segretario generale della Filt-Cgil, Matteo Poretti.

Il quale sottolinea come “a Loreo non si è mai manifestata una volontà collettiva di mantenere aperto lo stabilimento”. E sul tema del cambio di turnazione e delle perdite economiche, il sindacalista precisa che i lavoratori operano in deroga al contratto collettivo nazionale, sulla base di un accordo sottoscritto circa 25 anni fa, rinunciando a giorni di riposo in cambio di una maggiore retribuzione: “Non si tratta di soldi regalati dall’azienda - chiarisce - ma di salario costruito rinunciando al riposo”. Il contratto nazionale, infatti, prevede sei giorni di lavoro e tre di riposo, mentre nell’azienda da anni si lavora con sei giorni di lavoro e due di riposo, rinunciando a circa trenta giorni di riposo annui in cambio di una maggiore retribuzione.

Dura, invece, la posizione espressa nella lettera dalle “Maestranze” (di cui, è bene precisare, non si conosce l’entità, dal punto di vista numerico). Nel testo, i lavoratori si dicono “amareggiati” per la sospensione dell’attività a Loreo e contestano duramente la gestione dell’azienda da parte della nuova generazione della famiglia proprietaria, affermando di non riconoscere più quell’etica d’impresa che, a loro dire, caratterizzava la prima generazione. Pur riconoscendo la libertà di un’azienda privata di organizzarsi come ritiene opportuno, i lavoratori rivendicano il diritto alla coerenza tra i principi dichiarati, “anche nel sito alla voce bilancio di sostenibilità e codice etico”, e la realtà vissuta quotidianamente.

Tra i punti più duri, anche il riferimento a gravi incidenti sul lavoro che avrebbero coinvolto due colleghi negli anni scorsi, con conseguenze permanenti agli arti. Il clima, dunque, è di una perdita di fiducia nei confronti della governance. I lavoratori ricordano inoltre l’impegno profuso durante il periodo del Covid, con turni definiti “massacranti” e doppi turni per garantire la continuità produttiva. “Questo - scrivono - è il risultato”.

Sul tema degli infortuni, Poretti conferma che le autorità sono intervenute e che il sindacato ha più volte sollecitato l’azienda sul tema della sicurezza: “Ci sono stati due infortuni, uno particolarmente grave. La verità è che, in generale, probabilmente sulla sicurezza non si fa mai abbastanza, le risorse non sono mai sufficienti e ne servirebbero sempre di più, anche oltre i minimi previsti dalla legge”.

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