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cgia
11.01.2026 - 21:52
In Polesine sono state erogate 14.769 pensioni di invalidità civile nell’arco di un anno. Si tratta di dati riferiti al 2024, dove emerge che in provincia di Rovigo sono state erogate 6,60 trattamenti ogni 100 abitanti, la percentuale più alta del Veneto. Di questi trattamenti 3.083 sono di tipo previdenziale, mentre 11.686 sono legati a invalidità civili. Nella classifica nazionale il Polesine è al 59esimo posto per percentuale di prestazioni di invalidità erogate. In Veneto dopo Rovigo seguono Venezia col 5,86% e 71esimo posto. Quindi Belluno col 5,59% e 81esimo posto. Poi Padova (5,12% e 89esimo posto), Vicenza, Verona e Treviso (4,52 e 100 posto).
Al 31 dicembre 2024 il numero delle pensioni di invalidità erogate in Veneto ammontava a 246.500 unità, di cui 44.884 prestazioni previdenziali e 201.616 di natura civile. Lo fa sapere la Cgia di Mestre. Analizzando l’andamento solo delle invalidità civili si evidenzia che tra il 2020 e il 2024 sono aumentate del 6,3 per cento (+11.982), anche se buona parte dell’incremento è avvenuto tra il 2022 e il 2024. L’incidenza delle prestazioni di invalidità (previdenziali e civili) sul totale abitanti è pari al 5,1 per cento. Assieme a Piemonte e Lombardia abbiamo la percentuale più bassa d’Italia. Si stima che nel 2024 la spesa per le pensioni di invalidità civile erogata ai nostri corregionali sia stata di 1,25 miliardi di euro. E’ questa, in sintesi, la fotografia sulle pensioni di invalidità riferita al Veneto.
La cessazione del reddito di cittadinanza e il contestuale incremento delle pensioni di invalidità civile sono correlate?, Si chiede la Cgia, ufficialmente, le due misure rispondono a finalità distinte: il reddito di cittadinanza era stato concepito come strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità tutelano le persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute. Detto ciò, l’abolizione del reddito di cittadinanza ha comunque lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In tale contesto, l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile. Dimostrare una correlazione diretta risulta impraticabile, sia a causa della mancanza di dati comparabili, sia per la complessità della tematica che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie. Tuttavia, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane. In particolare in alcune aree del Paese.
La regione che presenta l’incidenza delle prestazioni di invalidità complessive (previdenziali e civili) sul totale abitanti più elevata è la Calabria (13,2 per cento). Seguono la Puglia (11,6), l’Umbria (11,3) e la Sardegna (10,7). Chiudono Piemonte, Lombardia e Veneto tutte con il 5,1 per cento. A livello provinciale svetta il risultato di Reggio Calabria (14,99 prestazioni erogate ogni 100 abitanti). Subito dopo scorgiamo Lecce (14,24) e Crotone (13,88). In Veneto la situazione più “critica” riguarda Rovigo con 6,5 prestazioni erogate ogni 100 residenti. Seguono Venezia con 5,86 e Belluno con 5,59.
Se facciamo un focus solo sulle pensioni erogate agli invalidi civili, nel 2024 la spesa complessiva a livello nazionale è stata di 21 miliardi di euro; quasi la metà (il 46,6 per cento del totale) viene erogata nel Mezzogiorno. L’importo annuale più importante pari a 2,73 miliardi viene corrisposto alla Campania. Seguono i 2,67 miliardi dati in Lombardia e i 2,38 miliardi dovuti al Lazio. In Veneto la spesa è stata di 1,25 miliardi. L’importo mensile medio erogato nella nostra regione è di 507 euro.
Tornando a osservare l’andamento del numero delle pensioni di invalidità civile, tra il 2020 e il 2024 la regione che ha subito l’incremento percentuale più elevato è stata la Puglia (+14,1 per cento). Seguono la Basilicata (+12,2) e la Calabria (+11,9). Il Veneto si colloca al nono posto a livello nazionale con una variazione del +6,3 per cento (+11.982).
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