VOCE
Il caso famiglia nel bosco
12.01.2026 - 22:00
"L’ipotesi di separare la madre dai figli appare difficilmente comprensibile e rischierebbe di produrre un ulteriore trauma su minori già segnati da un intervento estremamente invasivo". Con queste parole Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, interviene sul caso della famiglia attualmente ospitata in una casa famiglia a Vasto, dopo il prelevamento dei bambini dalla loro abitazione avvenuto lo scorso novembre.
Secondo la Garante, l’allontanamento della madre rappresenterebbe un passaggio privo di giustificazione sotto il profilo della tutela dei minori, perché esporrebbe i bambini a conseguenze rilevanti sul piano psicologico ed emotivo. Il loro interesse superiore, sottolinea Terragni, deve rimanere il criterio guida di ogni decisione, al di sopra di qualsiasi valutazione accessoria.
Nel mirino dell’Autorità anche i tempi previsti per le perizie psichiatriche sui genitori, disposte dal tribunale per definire il profilo psicologico e la capacità genitoriale. I 120 giorni concessi alla consulente incaricata vengono giudicati eccessivamente lunghi se rapportati all’età dei bambini e alla loro fase evolutiva. Quattro mesi, osserva Terragni, rappresentano per un minore un arco temporale sproporzionato, soprattutto considerando che la permanenza in struttura è già in corso da settimane e che la giustizia minorile spesso fatica ad allineare le proprie procedure ai bisogni concreti dell’infanzia.
Da qui l’auspicio che le valutazioni possano essere anticipate e accelerate, anche alla luce del fatto che, nell’attesa, non sarebbe previsto il ricongiungimento dei bambini con i genitori. Una situazione che, pur non rientrando tra i casi più estremi, riflette criticità strutturali ben note, con minori che in altri contesti restano in comunità ben oltre i limiti fissati dalla legge.
Nel suo intervento, la Garante annuncia infine l’imminente presentazione di un vademecum sull’allontanamento dei minori, pensato per fare chiarezza su procedure e garanzie, insieme all’avvio di percorsi formativi rivolti a forze dell’ordine, avvocati, tutori, curatori speciali e operatori coinvolti nei procedimenti.
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