L’assegnazione di oltre duecento studenti di Medicina alla sede albanese collegata all’Università di Roma Tor Vergata ha innescato una dura reazione istituzionale. Al centro della polemica c’è la retta annuale di 9.650 euro, applicata agli studenti ammessi al corso di laurea con sede a Tirana, un importo nettamente superiore a quello previsto in Italia e privo di qualsiasi modulazione legata all’Isee. Una scelta che la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha definito senza esitazioni sbagliata, incoerente e incompatibile con il diritto allo studio.
L’intervento del ministero è arrivato dopo il crescere delle proteste da parte dei 220 studenti coinvolti, molti dei quali hanno dichiarato di non aver compreso, al momento dell’iscrizione, la reale natura della sede albanese. In graduatoria, infatti, la dicitura “Medicina Roma Tor Vergata – sede di Tirana” ha indotto diversi candidati a ritenere che si trattasse di una semplice articolazione estera dell’ateneo pubblico romano, non di un percorso svolto presso un’università privata. La scoperta dell’elevata retta è arrivata solo in un secondo momento, quando le possibilità di scelta erano ormai ridotte e con una scadenza ravvicinata per decidere se accettare o rinunciare al posto.
Di fronte al clamore del caso, la ministra Bernini ha contattato direttamente il rettore Nathan Levialdi Ghiron, convocandolo al ministero e chiedendo una revisione immediata della contribuzione richiesta. Secondo la titolare del Mur, imporre un simile carico economico a studenti assegnati tramite una graduatoria nazionale contraddice lo spirito del semestre aperto e viola i principi fondamentali che regolano il sistema universitario pubblico. Un regime di tassazione di questo tipo, ha sottolineato, rischia di escludere di fatto una parte degli studenti, trasformando l’accesso agli studi medici in una questione di disponibilità economica.
L’episodio nasce all’interno di una novità introdotta quest’anno per ampliare il numero dei posti disponibili a Medicina. L’opzione della sede di Tirana, attivata in joint degree, è stata inserita tra le scelte possibili al momento dell’iscrizione, ma per molti candidati le differenze rispetto alle sedi italiane non sono apparse immediatamente chiare. Solo successivamente è emerso che la retta non solo era molto più elevata, ma anche priva di agevolazioni e inizialmente da versare in un’unica soluzione, con tempi estremamente stretti per confermare l’immatricolazione.
L’ateneo, dal canto suo, ha respinto le accuse di scarsa trasparenza, sostenendo che tutte le informazioni erano disponibili online e che i passaggi amministrativi aggiuntivi per la sede di Tirana erano chiaramente segnalati. Tor Vergata ha ribadito che le tasse universitarie rientrano nell’autonomia degli atenei e che gli studenti hanno selezionato volontariamente le sedi in fase di iscrizione. In risposta alle critiche, è stato comunque raggiunto un accordo con l’università partner per consentire la rateizzazione della retta in tre tranche, attenuando almeno in parte l’impatto economico immediato.
Resta però aperto il nodo politico e istituzionale sollevato dal ministero. Il caso Albania ha riportato al centro del dibattito il tema dell’equità nell’accesso agli studi universitari e dei limiti dell’autonomia accademica quando entra in conflitto con il diritto allo studio.