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Coregone, il Garda riparte dalla vita

Dopo cinque anni torna il ripopolamento

Coregone, il Garda riparte dalla vita

Il lago di Garda riaccende i motori della biodiversità. Dopo cinque anni di stop, è ripartita la campagna di ripopolamento del coregone, una delle specie simbolo e storicamente più importanti per la pesca professionale del Benaco. I prossimi giorni saranno cruciali non solo per l’esito dell’operazione, ma per il futuro stesso di questo pesce nelle acque gardesane. La deroga al divieto, concessa dalla Regione Lombardia e annunciata in autunno, ha restituito fiducia a un comparto che attendeva da tempo segnali concreti di ripresa.

L’avvio delle attività non è stato immediato. Fino a pochi giorni fa la temperatura dell’acqua non consentiva condizioni ideali per la riproduzione e le prime uscite dei pescatori hanno prodotto risultati parziali. Il brusco calo termico registrato nelle ultime settimane ha però cambiato lo scenario, creando l’ambiente favorevole alla concentrazione delle femmine lungo spiagge e litorali e aprendo la fase più promettente della stagione.

Il traguardo fissato è ambizioso: arrivare alla produzione di circa 40 milioni di larve, destinate a rafforzare la popolazione ittica del lago. Le operazioni coinvolgono 22 pescatori professionisti, coordinati dall’ittiologo Marco Mancini, responsabile dell’incubatoio ittico di Desenzano attraverso lo studio Habitat 2.0. Le prime pescate, effettuate tra il 2 e il 9 gennaio, hanno restituito dati in linea con le aspettative, mentre ora si attende il picco del fenomeno riproduttivo, previsto a breve.

La strategia è mirata e scientificamente calibrata. L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente la raccolta delle uova, ma ridurre gli ingressi e massimizzare le schiuse, ottimizzando così l’efficacia del ripopolamento. Per questo motivo le attività di spremitura sono state temporaneamente ridimensionate, affiancate da pescate di verifica utili a monitorare la qualità delle uova e l’andamento stagionale della riproduzione. Le decisioni operative vengono aggiornate di giorno in giorno, sulla base dei dati raccolti sul campo.

Al centro del progetto c’è un lavoro condiviso, costruito nei mesi precedenti attraverso incontri e programmazione congiunta. Un approccio corale che, secondo gli operatori coinvolti, sta permettendo di massimizzare i risultati a beneficio dell’intero ecosistema del lago. La spremitura delle uova, pratica delicata e fondamentale, avviene nel pieno rispetto dei cicli naturali: i pesci vengono catturati, le uova estratte e fecondate, poi incubate a Desenzano fino alla schiusa degli avannotti, che verranno infine reimmessi in natura.

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