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LA STORIA

Lasciano il lavoro per combattere a Kiev

Dall’Italia all’Ucraina, la scelta estrema dei nuovi volontari europei

Lasciano il lavoro per combattere a Kiev

Una generazione di giovani italiani ha deciso di spezzare ogni legame con la normalità per raggiungere l’Ucraina in guerra. È il ritratto che emerge da un ampio reportage dell’Ansa, che racconta il percorso umano e ideologico di volontari partiti da città come Verona, Como e diverse aree della Toscana e dell’Emilia-Romagna per unirsi alle forze di Kiev impegnate nel conflitto contro la Russia.

Si definiscono europeisti convinti, portano sulle uniformi i colori gialloblù e dichiarano di ispirarsi apertamente al pensiero federalista di Altiero Spinelli. Per loro la guerra non è soltanto una scelta militare, ma un atto politico, la difesa di un’idea di Europa che ritengono minacciata. A Kiev si muovono tra i memoriali di Piazza Maidan, dove trovano spazio anche le immagini dei dodici italiani caduti finora nel conflitto, simbolo di un prezzo già pagato.

Le loro vite sono state stravolte in modo radicale. C’è chi, come un trentaquattrenne veronese, ha lasciato un impiego stabile nel settore informatico per presentarsi al fronte dopo pochi giorni dall’arrivo nella capitale ucraina. Alla famiglia non ha raccontato fino in fondo la natura della sua decisione. Per lui il passato professionale è ormai alle spalle e la scelta di combattere rappresenta una forma di realizzazione personale, nella convinzione che proprio in Ucraina possa prendere forma un’Europa diversa, più vicina agli ideali del Manifesto di Ventotene. Accanto a lui altri giovani condividono lo stesso slancio, certi che la motivazione ideale possa fare la differenza rispetto a un esercito percepito come distante dalle ragioni del conflitto.

Tra le testimonianze spicca anche quella di un venticinquenne di Cantù, che ha adottato il nome di battaglia “Velite”, richiamando i soldati dell’antica Roma. Dopo aver lasciato il lavoro da designer, si sta addestrando come pilota di droni d’attacco, forte di un’esperienza maturata negli anni precedenti nel trasporto di aiuti umanitari nelle zone più colpite del Paese. Il padre, anch’egli volontario umanitario, non condivide la prospettiva di un coinvolgimento armato, ma il giovane sostiene che la fase attuale della guerra richieda scelte più drastiche. La possibilità di morire è messa in conto, considerata preferibile all’indifferenza.

A sostenere questi volontari e le loro famiglie opera l’associazione italiana Support the Ukrainian Resistance (Stur), una rete composta da una quindicina di attivisti e supportata da numerosi donatori. Oltre all’invio di generi alimentari, medicinali e materiali sanitari al fronte, l’organizzazione offre un servizio di assistenza psicosociale ai familiari di chi parte, consapevole del peso emotivo e delle ferite che queste decisioni lasciano dietro di sé, soprattutto quando il ritorno non avviene.

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