VOCE
cronaca nera
13.01.2026 - 16:00
Ha tentato di uccidere la moglie con forbici e coltello dopo aver scoperto che si prostituiva, ma per la giustizia non si tratta di femminicidio. È la decisione assunta a Imperia in applicazione della nuova normativa entrata in vigore a dicembre, che restringe l’aggravante ai casi in cui l’azione violenta sia mossa da odio, discriminazione, prevaricazione o volontà di controllo sulla donna. In questo caso, secondo il giudice, tali condizioni non ricorrono.
I fatti risalgono all’8 gennaio. Un uomo di 65 anni ha aggredito la moglie brasiliana di 44 anni all’interno dell’abitazione. Per sottrarsi alla violenza, la donna si è gettata dal balcone riportando gravi ferite. La procura aveva inizialmente contestato il tentato femminicidio, ipotesi che avrebbe potuto portare all’ergastolo. Dopo ore di camera di consiglio, l’accusa è stata però derubricata a tentato omicidio.
Alla base della decisione c’è l’interpretazione della legge 181 del 2 dicembre 2025, che configura l’aggravante del femminicidio solo quando il reato è commesso come atto di odio o discriminazione di genere, come esercizio di dominio o controllo, oppure come reazione al rifiuto della donna di intrattenere o mantenere un rapporto affettivo o all’esercizio delle sue libertà individuali. Secondo l’ordinanza, l’uomo avrebbe agito non per affermare un potere sulla moglie in quanto donna, ma per la scoperta della sua attività di prostituzione.
Nel provvedimento il giudice osserva che l’esercizio della prostituzione, all’interno di un rapporto matrimoniale, non può essere automaticamente ricondotto all’espressione di una libertà individuale, richiamando gli obblighi di rispetto e fedeltà reciproci tra coniugi. Un passaggio che ha già sollevato un ampio dibattito, anche alla luce dell’abolizione, nel 1981, del delitto d’onore, che in passato attenuava la pena per chi uccideva una donna di famiglia in nome dell’“offesa all’onore”.
Restano tuttavia confermate le esigenze cautelari. L’uomo rimane in carcere per il concreto rischio di reiterazione del reato. Nell’atto si sottolineano la ferocia dell’aggressione e l’atteggiamento mantenuto subito dopo la caduta della moglie dal balcone: invece di prestare soccorso, l’indagato si sarebbe appoggiato alla ringhiera fumando una sigaretta e commentando con sarcasmo l’arrivo dei sanitari.
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