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Sanita’
15.01.2026 - 09:00
Il “rosso” ridotto di oltre 23 milioni: nella proposta di bilancio economico preventivo 2026 dell’Ulss Polesana si prevede di chiudere l’anno con un passivo di 59 milioni, che se pare una cifra alta, è decisamente più bassa rispetto a quella che era stata la previsione formulata un anno fa, ovvero di un deficit pari a -82,6 milioni. Nel decreto di approvazione della proposta di previsionale, firmato il 30 dicembre dal direttore generale dell’Ulss Polesana Pietro Girardi, si spiega che con le direttive inviate da Azienda Zero a novembre, “è stato fissato il risultato economico programmato per l’anno 2026, che per questa azienda ammonta a -59.000.000 ed è stato fissato il budget finanziario massimo per investimenti, a valere sulle risorse Fondo sanitario regionale, che per questa azienda ammonta a 5.852.000”.
Il bilancio di previsione, si rimarca “rispetta il risultato economico programmato pari a -59.000.000, raggiungibile solo a seguito di un processo di reingegnerizzazione di rilevanza sovra aziendale dei processi sanitari, da realizzare eventualmente anche attraverso la riprogrammazione dei servizi, mediante una revisione e ristrutturazione dei flussi di attività offerti dall’azienda Ulss, al fine di consentirne la sostenibilità economica richiesta”.
Ma come si ottiene il contenimento del deficit? Innanzitutto si prevede un aumento del valore della produzione di 3,6 milioni di euro, l’1%, da 622,6 milioni a 626,2 milioni, grazie anche a un aumento di 9 milioni dei contributi in conto esercizio, fra i quali è compreso il finanziamento a funzione dei privati accreditati per 5,99 milioni, accompagnato da un calo del 3% del costo della produzione per un risparmio di ben 17,4 milioni, da 689,4 a 672 milioni.
Ancora più nel dettaglio, se nella relazione si parla di “una reingegnerizzazione di rilevanza sovra aziendale dei processi sanitari, da realizzare eventualmente anche attraverso la riprogrammazione dei servizi, mediante una revisione e ristrutturazione dei flussi di attività offerti dall’azienda Ulss, al fine di consentirne la sostenibilità economica richiesta”, si prevede un taglio della spesa per acquisto di beni sanitari di circa 10 milioni, da 97,3 a 87,3, pari al -10%, con 5,5 milioni in meno per la spesa per prodotti farmaceutici ed emoderivati, altri 2,8 milioni di spesa in meno per i dispositivi medici e una riduzione della spesa per 1,5 milioni per i dispositivi diagnostici in vitro. E ancora, un altro taglio di 8,1 milioni della spesa negli acquisti di servizi non sanitari, da 48,1 milioni a 40, il -17%, nonché di 2,4 milioni, ben il -22% delle spese per manutenzione e riparazione (ordinaria esternalizzata), da 11,3 milioni a 8,9 milioni, a fronte invece di un aumento di 1,2 milioni degli acquisti di servizi sanitari da 307,5 a 308,7 milioni e di un aumento di 2 milioni del costo del personale, da 186,5 milioni a 188,5.
“Le stime di costo 2026 per gli acquisti da farmacie convenzionate - si aggiunge - presentano un incremento di 1.932.164 rispetto al 2025, considerato l'effetto del passaggio delle ‘glifozine’ da costo all'interno della ‘distribuzione per conto’ al conto della ‘farmaceutica convenzionata’. Tale passaggio, avvenuto nell'ultima parte dell’anno 2025 impatterà nell'anno 2026 per circa 2.000.000”. Un taglio da oltre 4 milioni, poi, per le spese delle prestazioni a rilevanza sanitaria, che comprendono residenzialità anziani, residenzialità disabili, semiresidenzialità nei centri diurni e altre prestazioni dell'area distrettuale/territoriale, “finanziati dalle risorse dedicate al Fondo regionale della non autosufficienza” e da 3,8 milioni per consulenze e collaborazioni sanitarie, passando da 8 a 4,2 milioni.
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