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il caso

Manifesti, “più di un responsabile”

Per far chiarezza su quanto avvenuto saranno decisivi i filmati della videosorveglianza

Caso Benetti: Fdi sotto choc

Ci sono più persone coinvolte nelle azioni di “taroccamento” dei manifesti elettorali di Mattia Moretto? E’ quello che, in queste ore, sta cercando di capire la Procura di Rovigo, analizzando le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza.

Al momento, la Procura della Repubblica ha comunicato soltanto che si procede nei confronti di Fabio Benetti, neo consigliere regionale, per l’ipotesi di reato di cui all’articolo 294 del codice penale ovvero di attentato contro diritti politici del cittadino. Ma, stando a quanto gli è stato contestato, il reato sarebbe stato commesso “in concorso”. Ovvero, assieme ad altre persone. Chi? Al momento non è dato sapere, né per quanto riguarda il numero di persone eventualmente coinvolte né sulla loro identità.

Alla base della contestazione, comunque, c’è l’alterazione dei manifesti elettorali di Mattia Moretto, avvenuta nelle sere immediatamente precedenti al voto regionale del 23 e 24 novembre scorso, avvenuta in diverse plance elettorali nei territori comunali di Adria, Ceregnano, Canale di Ceregnano, Rovigo, Lendinara, Badia Polesine, Fratta Polesine, Castelmassa, Villadose e Bergantino. Insomma, in lungo e in largo per il Polesine.

Qui, sopra al manifesto elettorale di Moretto, è stato attaccato un adesivo con il logo del Pd, apponendolo in modo da coprire esattamente quello di Fratelli d’Italia, originariamente stampato sopra al manifesto. Un’azione tale - secondo la nota diffusa dalla procura - da ingannare gli elettori. Per la precisione - si legge nella suddetta nota - l’alterazione dei manifesti impedisce “l’esercizio del corretto diritto politico di elettorato attivo agli elettori”, creando “con l’inganno la convinzione nell’elettore che visionava i suddetti manifesti elettorali che il candidato che si faceva pubblicità con i manifesti elettorali suddetti fosse un candidato abbinato e/o in quota al partito di cui vi era stato apposto il logo sovrapposto al logo del partito di riferimento, che veniva coperto, e quindi così impedendo l’esercizio genuino del suo diritto politico”. Una condotta che danneggiava però anche il candidato stesso, cioè Moretto, impedendogli l’esercizio dell’elettorato passivo “determinando ad esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà”.

Insomma, conclude la procura, riferendosi a Benetti: “L’indagato alterava manipolandoli nel modo sopra descritto, e/o faceva alterare manipolandoli nel modo sopra descritto, i suddetti manifesti elettorali, così che il candidato persona offesa figurava abbinato ad un partito diverso dal proprio partito politico di riferimento, apparendo in tal modo agli elettori in maniera distorta e difforme dalla sua volontà”.

Il reato contestato prevede, codice alla mano, una pena da uno a cinque anni, ma soprattutto potrebbe determinare la sospensione dalla carica elettiva, in questo caso quella di consigliere regionale ma anche comunale, già dopo il primo grado di giudizio, qualora, ovviamente, l’indagato venga riconosciuto colpevole. Ovviamente, non va dimenticato che, come dice la procura stessa, “il procedimento è in fase di indagine preliminare e vi è la presunzione di innocenza per cui la responsabilità penale può essere provata solo con sentenza passata in giudicato”.

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