VOCE
guerra Ucraina
17.01.2026 - 10:00
L’Italia continuerà a inviare armi all’Ucraina senza alcun onere per le finanze pubbliche. A chiarirlo è la relazione tecnica allegata al decreto-legge sulla proroga degli aiuti militari, firmata dalla ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta, che certifica come i materiali destinati a Kiev siano già nella disponibilità del Ministero della Difesa e non debbano essere reintegrati.
È questo passaggio a spiegare il clima insolitamente disteso registrato alla Camera durante il dibattito del 15 gennaio sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Per la prima volta è mancata la consueta polemica sulla presunta sottrazione di risorse alla sanità per finanziare l’invio di armamenti. Dai documenti emerge infatti che non verrà speso un euro aggiuntivo: eventuali oneri accessori saranno coperti con fondi già previsti a legislazione vigente.
Nel corso della discussione parlamentare, il tema dei costi è stato ribaltato. Da più parti è stato ricordato come l’impegno italiano a sostegno dell’Ucraina, quantificato in meno di tre miliardi di euro in quattro anni, sia tra i più contenuti rispetto agli altri grandi Paesi europei. Una cifra che, alla luce della relazione tecnica, appare ora destinata a non crescere con l’ultimo decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 31 dicembre 2025.
Il punto centrale del documento della Ragioneria è la natura dei materiali ceduti. Si tratta di armamenti dichiarati obsoleti, non più inseriti nel piano di dotazione delle Forze armate italiane e destinati comunque alla dismissione. Proprio per questo, sottolinea la relazione, non è prevista alcuna sostituzione, né nuovi acquisti, né anticipazioni di spesa in attesa di rimborsi europei.
Una formula che richiama esplicitamente quanto previsto dal codice dell’ordinamento militare per la cessione di materiali difensivi non più in uso, consentita previo passaggio parlamentare. Armi funzionanti, ma superate, che permettono al governo di sostenere Kiev senza impatto sui conti pubblici.
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