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NELLA TRAGEDIA

Dottoressa polesana a Crans Montana: “Un inferno”

La dottoressa guida il reparto dell’ospedale svizzero: “Ero di turno, grande tristezza e grande lavoro”

Dottoressa polesana a Crans Montana: “Un inferno”

Frida Rizzati è originaria di Lendinara

E’ stata fra i primi medici ad intervenire per curare i feriti del rogo di Crans Montana, la tragedia di Capodanno nella località svizzera dove hanno trovato la morte 40 ragazzi, fra cui sei italiani, nell’incendio scoppiato nel locale Le Constellation. La dottoressa Frida Rizzati, è originaria di Lendinara, ed è la responsabile del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Losanna. Venerdì scorso al Tg2 ha raccontato le convulse ore di quel 1 gennaio, quando era di turno all’ospedale. “Siamo medici, ma anche persone con dei sentimenti, e quella notte è stata grande la tristezza e la sorpresa, la paura di vedere così tanti ragazzi arrivare con ferite di vario genere. In pochissime ore abbiamo preso in carico 22 pazienti con ustioni di vario grado. Sono arrivati anche ragazzi italiani che abbiamo ricoverato in terapia intensiva e poi trasferiti al Niguarda di Milano”.

Sono state ore di grande lavoro, una sorta di notte di guerra. Il medico di origine polesana ricorda anche “ il grazie che molti genitori dei ragazzi feriti ci hanno rivolto. Erano terrorizzati, stupiti, preoccupati. Ricordo anche gli abbracci delle famiglie per aver curato i loro ragazzi. un grande coinvolgimento emotivo”.

Frida Rizzati parla anche del laboratorio avanzato per rigenerare la pelle dei pazienti ustionati: “Si preleva una piccola parte della pelle del paziente dove ci sono delle cellule che si chiamano cheratinociti, vengono messe in cultura e si produce in tre settimane l’equivalente di cute che copre la schiena di un paziente”.

Il rogo al Le Constallation si è sviluppato attorno all’1.30 dei 1 gennaio scorso. Tutto è iniziato quando le candele scintillanti posizionate sulle bottiglie di champagne hanno raggiunto il soffitto in legno ricoperto di pannelli fonoassorbenti, nel piano sotterraneo del bar. Il rogo si sarebbe poi esteso in una dinamica da “flashover”, ossia il passaggio repentino da un rogo localizzato a uno generalizzato. Sotto accusa, poi le precarie condizioni di sicurezza del locale, e l’assenza di vie di fuga.

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