VOCE
L’INDAGINE
18.01.2026 - 08:08
ROVIGO - “Qualcuno ha materiale su una certa ragazza?”, chiedevano nella chat dando nome e cognome. E c’era sempre un membro del gruppo Telegram “Suine polesane” che grazie a un “bot” (programma per computer che imita le azioni umane) poteva pubblicare foto hot, di ragazze conosciute e riconoscibili anche in video molto espliciti.
A raccontare il mondo dei deepnude - creato, secondo le accuse della procura, da più soggetti indagati ora per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (ex 612 ter del codice penale), uno dei quali arrestato per detenzione di oltre 37mila file di materiale pedopornografico - è un giovane rodigino di 24 anni.
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Com’è entrato nel gruppo?
“Un mio amico mi ha inserito nella chat di Telegram circa due anni fa. Siccome non lo guardo tutti i giorni, me ne sono accordo un mese dopo. Sono rimasto dentro per curiosità. E per due anni è stato molto attivo. Poi, un anno fa è stato disattivato dall’amministratore e ne hanno fatto un altro in cui non sono entrato”.
Quante persone partecipavano, chi ne faceva parte?
“Due anni fa si parlava di circa tremila persone. C’era anche qualche ragazza, perché alcune le conosco e i loro numeri di telefono sono nella mia rubrica telefonica. Tanta gente della zona del Polesine e di tutte le età, miei coetanei ma anche persone più grandi di me”.
Le donne oggetto della chat “Suine polesane” erano della provincia di Rovigo?
“Sì, tante sono ragazze della provincia”.
E come funzionava lo scambio di materiale anche pornografico?
“Ogni tanto arrivavano queste foto e questi video. Oppure succedeva che qualcuno chiedesse se c’era materiale su tale persona e gli altri potevano rispondere. Ma usavano anche bot con contenuti hard in modo che venisse garantito l’anonimato. Il 90% delle foto erano reperibili online, foto pubbliche e non di donne nude. C’erano molte ragazze di Rovigo che hanno profili su Only fans. E allora venivano pubblicati contenuti acquistati nel social chiuso Only fans’ e poi divulgate nella chat. In minima parte sono state diffuse foto e video privati e questo era materiale rubato. Video espliciti che sicuramente sono stati sottratti dai dispositivi”.
Sono tante le ragazze polesane che usano il loro corpo per far soldi su Only Fans?
“E’ frequente, ci sono ragazze che hanno fatto questa scelta, ne conosco una decina. Ce ne sono di famose, alcune se ne sono pentite a hanno smesso. Altre continuano. Qualcuna ha deciso di far altro. Ruotano magari nel mondo della notte del territorio. Un mondo a parte”.
Tornando alla chat “suine polesane”, quanti messaggi arrivavano in media?
“Potevano giungere anche 300 messaggi in una settimana e alle volte niente, molto casuale. Tutte immagini e video che rimanevano in archivio e potevi riprenderli quando volevi cliccando sui media della chat. Potevi tornare indietro”.
Di queste tremila persone, quante commentavano le immagini pornografiche che ricevevate?
“In pochissimi commentavano o cercavano la goliardia. Magari in privato, al bar. Tra i miei amici ne parlavamo, per esempio”.
E’ molto frequente oggi inviare foto o video hot tramite il telefonino tra ragazzi?
“E’ molto frequente, sì. Quando ero più piccolo, avevo 16 anni, circa 7 anni fa, erano diventate virali le immagini di una ragazza di Rovigo. Erano finite in tutta Italia. La giovane era stata fermata durante una gita in Sicilia. Ha dovuto denunciare. Sul gruppo ‘suine polesane’ hanno mandato due video molto espliciti di ragazze normalissime. Contenuti che avevano mandato ai loro fidanzati. Io li conosco e non sono stati loro a divulgare. Sono per forza immagini rubate da qualcuno che lavorava con i telefonini”.
Cosa succede fuori dai social e dagli schermi dei telefonini. Nella vita reale, davanti a una ragazza che magari è stata oggetto di divulgazione di materiale pornografico?
“Succede che in discoteca incontri una ragazza oggetto dei contenuti. Spesso sono ragazze immagine e le voci corrono e la gente lo sa se ci sono contenuti di un certo tipo su quelle ragazze. E’ tutto un mondo di cui poco si parla. Le giovani vedono soldi facili e magari non trovano un lavoro. Così si buttano in quel mondo lì. E’ un problema serio. Qualcuna ha cambiato vita ed è andata via da Rovigo”.
Ora la procura di Rovigo indaga sulla diffusione di immagini che riguardano anche decine di donne, tra professioniste, studentesse e casalinghe del Polesine, che hanno scoperto con sgomento che foto private conservate sui loro telefoni erano finite online senza alcun consenso. I colpevoli sarebbero un giovane amministratore del gruppo ed un complice, un tecnico per l'appunto, di riparazioni elettroniche.
Tutto è emerso quando alcune vittime hanno ricevuto messaggi inquietanti, secondo cui “ci sono alcune tue foto intime in un gruppo Telegram”. Quel che è ancora più grave è che molte delle immagini erano state prelevate direttamente dalle gallerie personali di telefoni e computer affidati per riparazioni.
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