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LA MANIFESTAZIONE

Legalità e memoria: pienone al Sociale

Successo per il 34esimo Memorial Day

Legalità e memoria: pienone al Sociale

“Un passo davanti al pericolo, due dietro il successo”. Motto ma ancora di più impegno di vita, specie se si è pronti a perderla in nome della legalità. A suggellare un 34esimo “Memorial Day” da ricordare, la prima edizione 2026 della nota manifestazione promossa dall’associazione “Memorial Day vittime della criminalità e del dovere aps”, in collaborazione con il sindacato autonomo di polizia (sap) di Rovigo e il sostegno del Comune, andata in scena ieri mattina sul palco del teatro Sociale, in occasione della Giornata della Legalità. Ed ecco, fra i nomi tristemente noti alla cronaca nazionale macchiata dal segue di tutte le stragi, tra quelle mafiose, criminali e brigatiste, anche quelli meno consociati ma altrettanto vittime anche solo per aver indossato una divisa. A riproporre questo ai tanti ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado del capoluogo (Istituto De Amicis, Liceo Celio Roccati e Its Viola Marchesini), il centro di produzione teatrale “Artisti Associati” con l'interpretazione di Francesco Gusmitta che per un'ora ha tenuto incollati i volti e gli occhi dei giovani, visibilmente emozionai davanti alla storia riproposta di Walter Eddy Cosina. Agente della polizia di Stato, componente della scorta Borsellino, ucciso nel'92 nella strage mafiosa di via D’Amelio, è stato lui il protagonista dello sketch di prosa.

“Parlare di legalità ai ragazzi significa costruire una comunità più consapevole e responsabile. Ci sono fatti che dimostrano come ci siano tanti eroi, li vediamo tutti i giorni sulla strada e sono le Forze dell’ordine, che sono garanzia di legalità e di democrazia” ha commentato il sindaco Valeria Cittadin, in apertura della mattinata, insieme ai tanti ospiti presenti, tra questi, il procuratore della Repubblica, Manuela Fasolato, il questore Eugenio Vomiero, il vice prefetto Valeria Gaspari, i consiglieri regionali Cristiano Corazzari e Fabio Benetti, Andrea Bimbatti, vicesindaco, e gli assessori Erika De Luca, Michele Aretusini e Renato Campanile. Tra una riflessione e occhi che documentavano una forte emozione, la seconda parte della mattina è proseguita con le testimonianze di due ospiti d'eccezione: Rosaria Costa, vedova dell’agente di polizia Vito Schifani (membro della scorta del magistrato Falcone trucidato a Capaci) e Bruno d’Alfonso figlio del carabiniere Giovanni freddato dalle Brigate Rosse).

“Avrebbe voluto gareggiare nella vita, mi diceva che quando avrebbe finito con la scorta, si sarebbe dedicato allo sport. A pranzo, in quel 23 maggio con il nostro bimbo di quattro mesi mi disse di non aspettarmi a casa perché non sapeva a che ora sarebbe tornato. Lo rividi in obitorio, dovetti chiedere per strada, cercando tra le corsie dell'ospedale. Mi fu concesso di toccargli solo la mano”. Queste le parole di Costa, in un silenzio assordante in sala. Insieme a lei, D'Alfonso: “Mio padre vene ferito il 5 giugno 1975 nello scontro a fuoco con alcuni brigatisti che tenevano prigioniero Vittorio Vallarino Gancia ad Arzello di Melazzo E' morto in ospedale ad Alessandria dopo sei giorni di agonia. “Il fatto di condividere con le future generazioni questo atto di eroismo spero sia monito affinché queste cose non accadano più. Già il fatto di indossare una divisa tra la gente, è un rischio, è già un atto di eroismo del quotidiano di un lavoratore come tantissimi altri italiani, la dimostrazione di dedizione verso gli altri, verso la patria, verso il futuro”.

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