VOCE
il sindaco
26.01.2026 - 20:34
Arquà Polesine è una comunità che affonda le proprie radici nella storia e guarda al futuro con consapevolezza. Lo storico castello, l’associazionismo diffuso, rievocazioni storiche e una posizione geografica strategica fanno di questo centro polesano un laboratorio di idee e di progettualità. Ne abbiamo parlato con il sindaco Enrico Serafin, che ha offerto uno sguardo approfondito sull’anima del paese, sulle sfide amministrative e sulle prospettive di sviluppo, tra identità locale e necessità di fare rete a livello provinciale.
Sindaco, come sono i cittadini di Arquà Polesine?
“I cittadini di Arquà sono molto identitari. Il castello rappresenta un elemento fortissimo di riconoscimento e chi nasce qui o sceglie di viverci ne sente profondamente il valore. Questa identità è un grande aiuto anche per l’amministrazione comunale: i cittadini sono attenti, presenti, segnalano ciò che non va. Avere tanti occhi sul territorio significa poter intervenire meglio e con maggiore tempestività”.
La forte valenza storica del paese che riflessi ha sull’animo degli arquatesi?
“La storia di Arquà ha sempre dato lustro alla comunità. Dal ‘Maggio Arquatese’ alle rievocazioni più recenti, oggi il ‘Palio degli Ochi’ è diventato un appuntamento sentito e partecipato. E’ un evento che ormai ha superato i confini provinciali, arrivando a una dimensione regionale”.
Il territorio gode di una posizione infrastrutturale privilegiata: che valore ha avuto per lo sviluppo del paese?
“Arquà Polesine ha una collocazione strategica, vicina a Rovigo e servita da arterie fondamentali. Proprio per questo vent’anni fa nacque la Macroarea produttiva con Villamarzana. Restano alcune incognite, come l’area di proprietà Ikea, ma il completamento della Macroarea rappresenta una grande opportunità per il territorio”.
Il ruolo del capoluogo e della Provincia è oggi adeguato alle sfide del territorio?
“I problemi che affrontiamo - calo demografico, servizi sociali, invecchiamento della popolazione - non possono essere risolti dai singoli comuni. Serve una regia più alta. La Provincia dovrebbe tornare a essere la casa di tutti i comuni, creando sinergie e coordinamento. Questo richiede anche a noi amministratori di superare il campanilismo e ragionare in un’ottica territoriale più ampia”.
La Provincia può diventare il vero collante dei servizi, superando fusioni e frammentazioni?
“Sì, se tornerà pienamente operativa e dotata di risorse. Oggi soffriamo soprattutto la carenza di personale qualificato negli enti locali. Mettere in comune i servizi, mantenendo l’identità dei singoli comuni, permetterebbe maggiore specializzazione ed efficienza. E’ l’unica strada per garantire servizi migliori e più rapidi ai cittadini”.
Perché il Polesine fatica a decollare dal punto di vista turistico?
“E’ un mix di fattori. Abbiamo grandi peculiarità: i fiumi, il Delta e una rete di musei importante. Ma servono infrastrutture adeguate e una regia regionale che riconosca la specificità della nostra provincia, magari attraverso una legge speciale come per Belluno. Il turismo funziona solo se c’è rete: nessun comune può promuoversi da solo”.
Fra dieci anni come immagina Arquà Polesine?
“Lo immagino come lo abbiamo pensato nel progetto decennale della nostra lista. Un paese che mantiene e rafforza i servizi, che valorizza la sua posizione strategica e che continua a essere attrattivo per famiglie e lavoratori. Il calo demografico è un problema nazionale, ma Arquà ha le carte in regola per restare un luogo dove si vive bene, con servizi sopra la media e collegamenti sempre più efficienti con Rovigo e il resto del territorio”.
Un’idea di comunità che non rinnega la propria storia ma la usa come leva per affrontare il futuro.
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