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Bollette

Sono fuori controllo, l’industria avverte

"Senza interventi immediati il sistema produttivo è a rischio"

Sono fuori controllo, l’industria avverte

I costi dell’energia sono diventati insostenibili e minacciano la sopravvivenza di migliaia di aziende manifatturiere italiane. L’allarme arriva da Confimi Industria, che con oltre 400 imprese firmatarie ha presentato il Manifesto per l’Energia, un documento nato dall’esperienza diretta delle piccole e medie imprese travolte da bollette record e da un divario competitivo sempre più profondo rispetto ai principali Paesi europei.

Secondo il presidente Paolo Agnelli, la situazione ha superato la soglia della semplice criticità ed è ormai drammatica. In trent’anni l’Italia ha perso circa 250mila imprese manifatturiere, un’emorragia che racconta meglio di qualsiasi analisi l’impatto strutturale del caro energia. Oggi il costo dell’elettricità è uno dei principali fattori di uscita dal mercato per le PMI, con effetti che non si fermano ai cancelli delle fabbriche ma si riflettono sull’intero tessuto sociale, colpendo anche le famiglie già in difficoltà nel sostenere il peso delle bollette.

Il Manifesto nasce nel momento in cui, sottolinea Agnelli, non è più possibile restare in silenzio. Senza un intervento deciso, il caro energia continuerà a scaricarsi su chi produce e lavora, aggravando una crisi che coinvolge milioni di cittadini. Il documento intende portare alle istituzioni un segnale netto: il sistema non è più in grado di reggere.

Il confronto europeo rende il quadro ancora più severo. Nei primi mesi dell’anno le industrie energivore italiane hanno pagato oltre 85 euro per megawattora, contro i 60 della Spagna, i 44 della Germania e i 25 della Francia. Un differenziale che significa partire sconfitti prima ancora di competere. Scelte politiche e regolatorie sbagliate, secondo Confimi, hanno creato un handicap strutturale che penalizza la produzione nazionale.

Al centro delle richieste c’è un ruolo più attivo dello Stato nelle aziende energetiche strategiche. Enel, Eni e Snam dispongono, secondo l’associazione, di margini economici che potrebbero essere utilizzati per calmierare i prezzi. Oggi, invece, questi margini alimentano rendimenti elevati per gli azionisti mentre il tessuto produttivo perde competitività. In altri Paesi europei politiche energetiche più lungimiranti stanno proteggendo industria e occupazione; in Italia il costo dell’energia continua a gravare su chi crea valore.

Se la situazione dovesse protrarsi, il rischio è quello di un declino industriale irreversibile. Sempre più aziende valutano riduzioni di produzione, delocalizzazioni o chiusure definitive. Cresce anche il numero di giovani imprenditori pronti a lasciare il Paese non per scelta strategica, ma per necessità. Il tempo, avverte Confimi Industria, non è più una variabile neutra: ciò che si perde oggi potrebbe non essere più ricostruibile domani.

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