VOCE
CULTURA
21.01.2026 - 20:00
Mattia Tridello
ROVIGO - “L’amor del pubblico bene”, certo, ma anche la cura del luogo che lo conserva. E' sulle corde del motto dell'Accademia dei Concordi che il suo presidente, Pier Luigi Bagatin, fa il bilancio di un anno “complesso e impegnativo su più punti di vista” ma che guarda a un “2026 che andrà a raccogliere i frutti di questi mesi di lavori”. Era infatti il 2023 quando partirono gli importanti lavori di ristrutturazione del palazzo accademico e dell'adiacente palazzo Bosi, messi in atto su un'idea proposta nel 2018 dall'allora presidente Giovanni Boniolo. Tra interventi e progetti in corso, tuttavia, il prestito libri e l'attività culturale non si è mai fermata, come ha fatto notare Bagatin ieri mattina durante la presentazione alla stampa: “Tra gennaio e dicembre 2025, 28.765 sono stati gli utenti, di cui 22.324, della sezione di pubblica lettura, 6.441 di quella ragazzi-multispazio. Per i prestiti, sono stati 21.506 quelli totali, un più 6% rispetto a quelli del 2024”. Ad anno iniziato, già si possono stilare degli avanzamenti importanti, nella linea temporale dell'intervento: sono infatti stati conclusi i lavori di palazzo Bosi posizionando al primo piano i nuovi uffici, una piccola galleria accademica, un magazzino artistico, una saletta archivistica e i relativi servizi, oltre al trasferimento della “Silvestriana” (40.000 volumi) al secondo e terzo piano. Per quanto riguarda la pinacoteca accademico-comunale, a ottobre scorso sono state rinnovate due nuove sale a palazzo Roverella e, anticipa Bagatin: “Al termine del nuovo ingresso della corte del palazzo (previsto per la primavera) saranno rese disponibili altre due sale ai piani superiori per allestire opere non esposte, a turnazione”. La riapertura ufficiale dei palazzi accademici sarà presumibilmente o fine maggio o verso fine settembre, in concomitanza degli importanti appuntamenti cittadini, come il maggio e l'ottobre rodigino, comunque, annota il presidente, “entro il 2026”. Proprio a marzo, infatti, è prevista la fine lavori allo scalone, al piano ammezzato e alla scala nuova, a cura di ditte locali. Capitolo a parte merita invece la cosiddetta “torre libraria”. In questi mesi invernali è in conclusione l'adeguamento del deposito librario esterno (via Oroboni, ex magazzino Cavallaro) acquistato dall'Accademia nel 2024 per trasferirvici il fondo Cibotto e circa 70.000 volumi. La visione dell'istituzione, ha annotato Bagatin: “E' quella di investire nei magazzini in modo da togliere il sovraccarico di volumi nel non più norma castello librario conservato nel palazzo accademico”. Tra poche settimane, infatti, partirà il percorso burocratico per demolire e ricostruire ex novo la torre libraria, non più in legno ma con mattoni e materiale edilizio diviso per comparti e piani. 3-4 di questi saranno dedicati al deposito vero e proprio, i due al piano terra e al primo saranno invece per accoglienza e consultazione. Per questo motivo ad aprile inizierà la movimentazione dei 300.000 volumi: 40 mila già posti a palazzo Bosi, insieme a quelli del magazzino di via Oroboni, i restanti andranno invece nel deposito collocato al Censer. Il termine dei lavori e l'inaugurazione ufficiale di tutto il complesso è prevista per aprile/maggio 2027. Movimentazioni, spostamenti e lavori, precisa il presidente: “Ammontano a 3.700.000 euro, di cui 2 milioni e mezzo a carico della Fondazione Cariparo, che ha aggiunto altri 220.000 per spostare i volumi e acquistare gli arredi di palazzo Bosi. Il restante è a carico dell'Accademia che sta facendo il massimo possibile, il Comune non contribuisce alle spese di ristrutturazione ma agli accordi nella gestione poi successiva degli spazi. Per il castello librario sono previsti 2 milioni e tre, di cui 1 milione e 8 stanziati dalla Cariparo e 500.000 dall'Accademia. I proventi derivano in particolare dai lasciti testamentari che, tuttavia, essendo in gran parte terreni agricoli e fabbricati, stanno ancora pretestando di essere giustamente stimati. Siamo grati che l'Accademia rimanga un luogo di generosità da parte dei rodigini nel preservare cultura e diffonderla”.
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