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I laureati sono pochi e se ne vanno

A Rovigo sono il 33,9%, a Porto Tolle il 13%. E fra chi emigra il 55%, quinto valore più alto d’Italia

I laureati sono pochi e se ne vanno

Non solo i valori più alti di dispersione scolastica, ma anche quelli più bassi di laureati: la formazione sembra essere uno dei talloni d’Achille del Polesine, che anche per questo non sembra riuscire a dare qualità del proprio lavoro e, anzi, vede i propri laureati e, in particolare, laureate, cercare il proprio percorso professionale altrove.

Secondo la “Rilevazione sulle forze di lavoro 2024” dell’Istat, la quota di laureati o con altri titoli terziari in percentuale sul totale della popolazione fra i 25 e i 39 anni, in provincia di Rovigo si attesta al 27,3%, non solo al di sotto della media del Veneto, al 34,4%, ma anche della più bassa media nazionale, che si attesta al 31,6%, percentuale lontana dalla media Ue del 44,1% e penultimo valore fra tutti i paesi europei, davanti alla sola Romania al 23,2%.

Se, dunque, l’Italia piange, il Polesine non ride. Affatto. Tuttavia, come avviene per ogni dato aggregato, si perdono le sfumature territoriali. Il dato a livello comunale per la fascia d’età 25-39 anni non è ancora disponibile per il 2024, ma c’è quella del primo gennaio 2023 per le persone fra i 29 e i 49 anni, riportata da Openpolis, dalla quale emergono tutte le differenze a livello comunale.

In particolare, e non sorprende, è nel capoluogo Rovigo che si ha il più alto tasso di residenti con titolo terziario, il 33,9%, riferito alla fascia 29-49 anni, cresciuto rispetto al 29,9% del 2018. Fra i Comuni capoluogo del Veneto, anche qui nessuna sorpresa, in testa c’è Padova con il 48,2%, poi Treviso col 40,9%, Verona col 38,1%, Belluno col 36,1%, Venezia col 35,2 e Vicenza col 34,7%.

Al secondo posto, in Polesine, c’è Adria col 27,8%, poi Pontecchio col 27,1%, Occhiobello col 26,5%, Arquà col 24,8%, Salara col 24,4, Costa col 23,1, Stienta 22,9, Badia Polesine col 22,9, Frassinelle Polesine 22,8%, Lendinara col 22,4%, Castelmassa e Fiesso Umbertiano col 22,1%, Ceregnano col 22%, Calto, Gaiba e Papozze col 21,8%, Villamarzana e Polesella col 21,7%, Villadose e Trecenta col 21,6%, Villanova del Ghebbo col 21,4%, Fratta Polesine col 21,3%, Bergantino e Guarda Veneta col 20,6%, Castelnovo Bariano col 20,2%.

Il dato più basso della provincia è quello di Porto Tolle, al 13%, che a livello regionale è in terzultima posizione, davanti solo al Palù, in provincia di Verona, al 9,8 e Ospitale di Cadore al 10,3%. Poi Villanova Marchesana al 13,4%, Pincara e Ariano nel Polesine al 15,7%, Canda al 16,5%, Giacciano con Baruchella al 16,9%, Rosolina al 17%, Porto Viro al 17,5%, Pettorazza Grimani al 17,6%, Taglio di Po al 17,7%, Ceneselli al 18,2%, Loreo e San Bellino al 18,3%, Bagnolo di Po al 18,4%, Bosaro al 18,7%, Melara e Corbola al 18,9%, Crespino al 19,3%, Canaro al 19,4%, Gavello e Lusia al 19,5%, Ficarolo al 19,7, San Martino di Venezze e Castelguglielmo al 19,8%.

Un dato interessante è quello della variazione nel tempo della percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d’età: il Comune che ha avuto il miglioramento più significativo fra 2018 e 2023, aumentando del 6,1% è Bergantino, seguita da Papozze col il 6% e Frassinelle con il 5,6%. C’è anche chi è peggiorato, in particolare Pincara, che ha perso il 2,2%, Giacciano con Baruchella con il -0,9% e Bagnolo di Po col -0,7%.

Ad influire sui bassi numeri del Polesine, però, non è solo una minore propensione agli studi universitari, ma anche una maggiore fuga verso l’estero di chi ha un titolo terziario. E’ quello che emerge chiaramente del recente rapporto del Cnel “L’attrattività dell’Italia per i giovani dei Paesi avanzati”, nel quale è analizzata la quota di laureati tra gli emigrati italiani 18-34enni. Ecco, al quinto posto dopo grandi realtà universitarie come Milano, Padova, Trieste e Bologna, figura proprio Rovigo con il 55% dei giovani che sono partiti verso l’estero in possesso di laurea. Era appena il 18% nel 2012. Una quota che, visto il basso numero di laureati fra i giovani polesani, significa che una grossa fetta se ne va oltre confine.

E, ancora del medesimo rapporto, emerge che ad andarsene sono soprattutto le donne. Anche in questo caso con numeri da primato. Rovigo ha infatti il divario percentuale più ampio tra laureate e laureati emigrati, con la percentuale di donne con laurea che partono per l’estero superiore del 10,2% a quella dei laureati maschi. E’ il valore più alto non solo di tutto il Nord Italia, ma è anche quello che vale la 99esima posizione fra le 112 province. Vero è che, come emerge dal Rapporto AlmaLaurea 2025, “le donne, che dai primi anni Novanta costituiscono oltre la metà dei laureati in Italia, rappresentano tra quelli del 2024 il 59,9% del totale”. Ma il fatto che lascino Rovigo è un dato due volte pesante, anche alla luce del calo demografico in atto.

Come si rimarca nel rapporto Cnel, “la disparità di genere in Italia costituisce un’importante ragione di emigrazione delle giovani italiane, soprattutto dal Mezzogiorno”. E soprattutto dal Polesine, si può aggiungere, visto che i numeri sono persino peggiori della media del Mezzogiorno. E, si sottolinea sempre nel rapporto, “se i giovani emigrati sono soprattutto persone, portatrici di idee, valori, cultura e custodi di sogni, progetti di vita, ambizioni, sul piano economico rappresentano un’ovvia perdita di risorse, energia, competenze, saperi, innovazione, voglia di fare e intraprendere”. Anche questo, insomma, spiega perché il Polesine non riesce a spiccare il volo. A farlo, sono, piuttosto, alcuni dei suoi figli più preparati che non si rassegnano alla “nebbia” socioeconomica.

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