VOCE
caso Paolo Mendico
22.01.2026 - 21:00
Nel quaderno che teneva nascosto, Paolo Mendico aveva lasciato traccia della sua sofferenza. Appunti spezzati, frasi scarne, pensieri affidati alla carta come unico rifugio possibile. È lì che il ragazzo, morto suicida a 14 anni, raccontava ciò che accadeva ogni giorno tra i banchi di scuola, il bullismo subito e la sensazione crescente di essere inermi e solo. Paolo si è tolto la vita l’11 settembre 2025 a Santi Cosma e Damiano, e oggi quelle pagine sono al centro delle indagini per istigazione al suicidio.
Il diario è stato affidato all’analisi di una psicologa grafologa forense, incaricata dalla famiglia, che sta ricostruendo il profilo emotivo del ragazzo attraverso quella che viene definita una vera e propria autopsia psicologica. Dalle prime valutazioni emerge un quadro di profondo turbamento, aggravato da episodi scolastici vissuti come ingiusti e umilianti. In una delle pagine Paolo racconta la bocciatura in matematica e la rabbia verso un’insegnante che avrebbe promosso un compagno, indicato come uno dei presunti bulli, grazie all’iscrizione a un doposcuola che lui non poteva permettersi per motivi economici. Un confronto avvenuto davanti alla classe, percepito come una pubblica mortificazione, avrebbe segnato ulteriormente il ragazzo.
Un elemento ritenuto particolarmente allarmante è il modo in cui Paolo parlava di sé, spesso utilizzando la terza persona, come se cercasse di prendere distanza dal proprio dolore. Un segnale che, secondo l’esperta, indica una sofferenza profonda e un tentativo di difesa psicologica. Tra le righe del diario affiorano incomprensione e isolamento, sintetizzati in una frase semplice e durissima: le persone non capiscono tanto. Anche la grafia, confrontata nel tempo, mostrerebbe un peggioramento precoce, già negli anni delle elementari, periodo in cui la famiglia aveva denunciato un altro episodio grave legato al comportamento di un’insegnante in aula.
C’è poi un dettaglio che pesa come una domanda senza risposta. Paolo aveva fissato per la sera dell’11 settembre un appuntamento online con un amico conosciuto attraverso i videogiochi. Un progetto, un’attesa, un segnale che il giorno prima non lasciava presagire un gesto estremo. È proprio questo aspetto a rendere ancora più drammatica la vicenda: cosa è accaduto nelle ore precedenti alla sua morte.
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