VOCE
estrazioni in Alto Adriatico
22.01.2026 - 17:59
Continua la mobilitazione per dire no a nuove estrazioni di idrocarburi in Polesine e nel Veneto. Anbi Veneto esprime “la propria contrarietà riguardo la possibilità di ravviare le estrazioni di idrocarburi nel territorio regionale e soprattutto nel Polesine. Non comprendiamo come lo Stato, dopo aver riconosciuto il rapporto tra subsidenza e prelievi di gas metano, aver bloccato le estrazioni e aver addirittura stanziato finanziamenti per mitigare i danni, pensi a riattivare le concessioni senza valutazioni scientifiche sugli effetti a medio e lungo termine”. Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di Anbi Veneto, l’associazione che coordina gli 11 consorzi di bonifica della regione.
Anbi aggiunge che “il Polesine, e il Delta del Po in particolare, sostengono importanti costi energetici che arrivano a incidere fino a un terzo dei propri bilanci per espellere attraverso le idrovore le acque dal piano campagna che già naturalmente soggiace al mare ma che sprofonda ulteriormente per i prelievi di metano avvenuti oltre 60 anni fa. Ricordiamo - prosegue Vantini - che i finanziamenti dello Stato per mitigare la subsidenza sono ormai al lumicino sebbene i danni continuino a manifestarsi in modo evidente. Ogni ragionamento legato all’estrazione di idrocarburi deve essere, pertanto, preceduto da valutazioni indipendenti sugli effetti a medio lungo termine, da garanzie sulla sicurezza e da maggiori risorse per i territori chiamati tutt’oggi a mitigare i danni del passato”.
L’abbassamento del suolo derivante dalle estrazioni di gas metano avvenute tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso ha aggravato la vulnerabilità idraulica del Polesine, ampliando le aree esposte ad allagamenti e infiltrazioni saline nelle valli e nelle campagne. Suolo, infrastrutture e insediamenti richiedono così interventi continui di manutenzione e adattamento, con impatti economici e sociali significativi per le comunità locali. I passati interventi normativi avevano posto un blocco alle estrazioni di idrocarburi nelle aree già danneggiate da questi fenomeni, ed anzi, come ad esempio la legge 205/2017, avevano espressamente previsto fondi per la manutenzione straordinaria nonché l’adeguamento delle opere pubbliche di rilevanza nazionale necessarie alla protezione dal fenomeno della subsidenza.
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