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SPAZIO
22.01.2026 - 15:00
Marte non è sempre stato il mondo arido e ostile che conosciamo oggi. In un passato remoto, oltre tre miliardi di anni fa, il pianeta rosso presentava un volto radicalmente diverso: vaste distese d’acqua ne modellavano la superficie, fino a formare un oceano di dimensioni paragonabili al Mar Glaciale Artico. È quanto emerge da una recente ricerca che rafforza in modo decisivo l’ipotesi di un’antica era blu marziana.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Npj Space Exploration, è stato guidato da Ignatius Argadestya con un gruppo di ricercatori dell’Università di Berna e dell’Istituto nazionale di astrofisica. Le analisi si sono concentrate sull’imponente sistema di Valles Marineris, una frattura planetaria che attraversa l’equatore di Marte per oltre quattromila chilometri, considerata da tempo una chiave per ricostruire il clima primordiale del pianeta.
Grazie a modelli digitali del terreno e a immagini satellitari ad altissima risoluzione fornite dalla NASA e dall’Agenzia spaziale europea, i ricercatori hanno individuato strutture sedimentarie sorprendentemente simili ai delta fluviali terrestri. Questi depositi, disposti a ventaglio e collocati lungo pendii ben definiti, indicano la presenza di fiumi che sfociavano in una massa d’acqua profonda e stabile, mantenuta per lunghi periodi.
L’elemento più significativo riguarda l’altitudine a cui questi sedimenti sono stati rinvenuti. Tutti si collocano entro un intervallo estremamente ristretto, suggerendo l’esistenza di una linea costiera uniforme e di un livello del mare sorprendentemente stabile. Un indizio che rafforza l’idea di un sistema oceanico esteso, piuttosto che di semplici laghi isolati, capace di coprire ampie porzioni dell’emisfero nord marziano.
Secondo le ricostruzioni, la formazione di questi delta risale a circa 3,4 miliardi di anni fa, in una fase di transizione cruciale della storia geologica di Marte. All’epoca, il pianeta disponeva ancora di un’atmosfera sufficientemente densa da consentire la presenza di acqua liquida in superficie. Il successivo raffreddamento globale e la perdita del campo magnetico avrebbero poi innescato la trasformazione irreversibile verso l’ambiente secco e freddo attuale.
Le implicazioni della scoperta vanno oltre la semplice ricostruzione geologica. Un oceano stabile implica processi climatici attivi e ambienti potenzialmente favorevoli allo sviluppo della vita microbica, analoghi a quelli che caratterizzavano gli oceani primordiali della Terra. Comprendere come Marte abbia perso questa enorme riserva d’acqua resta ora una delle domande centrali della ricerca planetaria.
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