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allarme nel delta

"Specie protette uccise a fucilate, ora basta"

Gibin, già oggetto di pesantissime minacce, torna a denunciare il bracconaggio

"Specie protette uccise a fucilate, ora basta"
Per due volte è stata oggetto di minacce - sulle quali stanno indagando le forze dell'ordine - pesantissime, viste raramente nella nostra realtà: cartucce da caccia recapitate a domicilio, la prima volta scariche, la seconda cariche e con in aggiunta un augurio di morte. A questo si aggiunge, sui social, una vergognosa e becera campagna di odio, insulti e sessismo.

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La "colpa" di Gabriella Gibin, referente del Coordinamento per la tutela dei diritti degli animali in Polesine, sarebbe quella di denunciare pubblicamente quello che è un male endemico del nostro Delta, varie volte confermato dalle associazioni animaliste, ma anche dai blitz della polizia provinciale: il bracconaggio. Una posizione che, evidentemente dà fastidio a qualcuno. Del resto, l'illegalità, da sempre, ama il silenzio e rifugge i riflettori. Lei, però, tira dritto e, ora, denuncia un nuovo episodio, avvenuto nella serata di mercoledì 21 gennaio.
"Questa sera - segnala sui social, con un video - mi hanno portato una meravigliosa Volpoca, specie protetta in tutta Italia secondo la legge sulla fauna selvatica, rinvenuta sulla spiaggia di Boccasette, frazione di Porto Tolle in provincia di Rovigo. Nonostante la lunga e pesante giornata, sono partita immediatamente per recarmi al Cras (Centro recupero animali selvatici) di competenza. Purtroppo, dopo appena 15 minuti di strada, è deceduta. Mi sono quindi recata dal veterinario Luciano Tarricone alla Clinica Veterinaria del Benvenuto, perché avevo un brutto presentimento".
"Avevo notato - prosegue Gibin - le ferite che potevano essere compatibili con colpi d'arma da fuoco e speravo tantissimo di sbagliarmi. Purtroppo le radiografie hanno confermato. Nel cuore del Parco del Delta del Po, patrimonio naturale unico, si consumano quotidianamente crimini inaccettabili. Persone che arrivano da ogni dove per cacciare specie protette, animali tutelati dallo Stato, parte di una biodiversità preziosa e irripetibile. Lo fanno con la complicità di "pali", persone del posto che avvertono dell’arrivo delle forze dell’ordine per permettere ai bracconieri di disfarsi della refurtiva o di nascondere ciò che non dovrebbero trovare. È ora di dire basta".
"Questo territorio non appartiene solo alle persone ma anche alla fauna e alla flora che rende questo paesaggio unico al mondo. Non può essere sempre chi ama davvero questi luoghi ad esporsi, a rischiare, a denunciare. Mi appello alle istituzioni, ai sindaci che amministrano il nostro territorio, al Presidente della Provincia, Serve una presa di posizione forte, chiara, urgente. La condanna di questi reati non deve avere colore politico, dobbiamo essere tutti uniti contro l'illegalità. I bracconieri non sono altro che cacciatori che violano le leggi. Ma sono colpevoli anche coloro che li accompagnano via terra o in barca, che li proteggono, che girano la faccia dall’altra parte. Troppe volte recuperiamo animali straziati, morti tra sofferenze indicibili. E per ogni animale che troviamo, chissà quanti muoiono nel silenzio".
"Nonostante le minacce ricevute nelle ultime settimane - chiude - non smetterò mai di lottare per il rispetto della legalità. Anzi, ora sarò più determinata di prima".
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