Telefonate ed e-mail continuano ad arrivare in questura a Padova. A contattare gli uffici sono genitori che chiedono agli agenti se il babysitter arrestato nei giorni scorsi sia stato impiegato anche presso le loro abitazioni e se, di conseguenza, i propri figli possano rientrare tra le vittime. Le richieste si inseriscono nel lavoro di accertamento portato avanti dalla Squadra mobile di Padova, impegnata a ricostruire i contorni dell’inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale di Venezia, che ha aperto un fascicolo per violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.
Al centro delle indagini c’è un 27enne padovano, arrestato dopo una perquisizione domiciliare eseguita lunedì scorso. L’attenzione degli investigatori è ora concentrata sull’analisi dei dispositivi sequestrati: due telefoni cellulari, un tablet e un computer. Dai primi accertamenti sono stati rinvenuti migliaia di file a contenuto pedopornografico. Parte del materiale sarebbe stato scaricato da internet, mentre diverse centinaia di fotografie e video risulterebbero autoprodotti.
L’analisi dei contenuti sta consentendo ai poliziotti di tentare l’identificazione delle vittime. In alcuni filmati i minori sono ripresi anche in volto, rendendo possibile un riconoscimento, mentre in altri casi le immagini non permettono di risalire con certezza all’identità dei bambini. Proprio per questo motivo le segnalazioni dei genitori stanno assumendo un ruolo rilevante, permettendo di incrociare i dati con gli incarichi svolti dal 27enne come babysitter. L’obiettivo è definire il numero esatto delle vittime e consentire loro, in prospettiva, di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario.
L’indagine ha preso avvio dalla denuncia di un bambino che avrebbe subito le violenze circa tre anni prima e che, solo recentemente, ha trovato il coraggio di raccontare quanto accaduto, facendo scattare l’allarme. Dopo la segnalazione, la Procura di Venezia ha autorizzato la Squadra mobile di Padova a procedere con la perquisizione nell’abitazione del giovane, da cui è emersa la presenza di un ingente quantitativo di materiale illecito.
Secondo quanto ricostruito, alcuni dei video rinvenuti risalgono a pochi giorni prima della perquisizione, mentre altri coprirebbero un arco temporale che arriva fino al 2019. Il 27enne pubblicava annunci online e su giornali per proporsi come babysitter e, nell’arco degli ultimi sei anni, avrebbe avuto in custodia decine di bambini.
Il questore di Padova, Marco Odorisio, ha spiegato che ora sarà necessario "un lavoro minuzioso di riconoscimento di tutte le vittime coinvolte", sottolineando come si tratti di un percorso complesso, che dovrà essere affrontato con particolare attenzione per tutelare i minori e le loro famiglie. A occuparsene sarà una squadra specializzata, con competenze specifiche anche sul piano psicologico.
Secondo quanto riferito dalla questura, il giovane era incensurato e sconosciuto agli uffici di polizia. L’attività di babysitter, seppur svolta in modo saltuario, costituiva la sua principale occupazione. Le indagini proseguono per completare il quadro delle responsabilità e per individuare tutte le persone coinvolte.