VOCE
Corte dei Conti del Veneto
23.01.2026 - 13:00
Fra gli ultimi per capacità di riscossione e fra gli ultimi per quanto riguarda la tempestività dei pagamenti. Questa la fotografia dei Comuni polesani che emerge dalla doppia ricognizione della Corte dei Conti del Veneto, l’Indagine sulla gestione delle riscossioni nei Comuni veneti e l’Indagine sulla tempestività dei pagamenti dei Comuni veneti. Due aspetti che si tengono fra loro, come nota la stessa Corte dei Conti: “Adeguati tassi di riscossione garantiscono, sul piano finanziario, risultati di amministrazione positivi, con effetti sugli equilibri di bilancio in grado di assicurare la sostenibilità prospettica dell’ente. Dai controlli finanziari svolti sugli enti locali del Veneto, è ormai evidente la presenza di criticità nella gestione delle entrate, con tassi di riscossioni modesti e ampiamente migliorabili, sia in conto competenza sia in conto residui. A fronte di una sostanziale rigidità della spesa, in alcuni casi le Amministrazioni non sono in grado di ottimizzare le proprie risorse e ciò finisce per determinare, da un lato, margini di avanzo estremamente esigui (quando non negativi), dall’altro, sofferenze di cassa che si riflettono sulla tempestività dei pagamenti o sul reiterato ricorso alle anticipazioni di tesoreria”.
Intanto va detto che, se per i “cattivi pagatori”, la magistratura contabile fa un analisi Comune per Comune, per quanto riguarda la capacità di riscossione, si limita ai dati numerici.
Complessivamente, nel primo semestre 2025 sono 30 su 563 i Comuni veneti per i quali sono stati rilevati ritardi nei pagamenti superiori a un giorno, una buona performance generale. Ma, guardano dai dati per provincia emerge che in Polesine sono 6 su 50, a Belluno 5 su 61, a Padova 8 su 102, a Treviso uno su 94, a Venezia uno su 44, a Verona quattro su 98 e a Vicenza tre su 114. Andando poi a vedere la dimensione del ritardo, si scopre invece che cinque dei sei cattivi pagatori polesani fanno parte dei sette con ritardi fra 21 e 43 giorni, mentre l’altro è fra i 14 che pagano con un ritardo fra uno e nove giorni, peccati veniali verrebbe da dire. Sia chiaro, si tratta di ritardi e non di mancati pagamenti, anche perché nel 2023 e nel 2024 i Comuni Polesani hanno saldato il 100% delle fatture, mentre nel primo semestre del 2025 restava da pagare solo un 1%.
Vediamo, dunque, quali sono i Comuni che impiegano più tempo per saldare le fatture. Ma non ci sono buone notizie per la provincia di Rovigo, perché il podio dei cattivi pagatori del Veneto è tutto polesano. Guardando ai tempi medi di ritardo, raffrontati con i tempi medi di pagamento e gli importi dovuti di tutti i Comuni veneti nel 2025, in testa c’è Villanova Marchesana che a fronte di fatture per 202.316 euro, ha impiegato 73,8 giorni per saldarle, con un ritardo di 43,8 giorni, secondo è Crespino, con fatture per 1.049.945 euro pagate in 75,2 giorni, quindi con un ritardo di 43,4 giorni, terzo Gavello che ha pagato 296.190 euro in 87,6 giorni, ritardando di 41,22. Al quarto posto c’è il Comune bellunese di Ospitale di Cadore, con 39,7 giorni di ritardo, poi ancora Polesine, con Melara, che ha saldato 404.773 euro in 58,3 giorni, ritardando quindi di 21,4. Nell’elenco dei ritardatari anche Trecenta, con 8,4 giorni di ritardo. Non proprio “svizzero”, in realtà, anche Bosaro, che si attesta a 0,2 giorni di ritardo, ma si tratta di un margine che viene “abbonato”.
Un aspetto da evidenziare, come fa la Corte dei Conti, è che gli enti locali veneti che pagano in ritardo risultano essere tutti sotto i 5mila abitanti, aspetto che si riflette sulla esiguità del personale amministrativo. La carenza di personale, infatti, risulta essere un fattore che influenza i tempi di pagamento. Come, purtroppo, molte altre cose riguardanti l’efficienza della macchina comunale.
Per quanto riguarda i “buoni pagatori” polesani, il migliore, quarto in veneto, è Ariano, che ha saldato 1.230.132 euro di fatture in un tempo medio di 25,3 giorni e un tempo medio di ritardo in negativo, che significa velocità, di -29,7 giorni. Bene anche Bagnolo di Po, con 670.206 euro e un tempo medio di pagamento di appena 4,37 giorni e -29 di ritardo medio, Villamarzana con 375.897 euro saldati in 6,9 giorni e un tempo medio di ritardo di -26,9, Fratta con 717.859 euro in 4,92 giorni e -25,1 di ritardo medio, San Bellino con 354.010 euro in 5,7 giorni e -24,4 di ritardo, E il capoluogo? Beh, Rovigo non è lestissimo ma sta abbondantemente entro i tempi con 13.594.875 euro pagati in media in 25,96 giorni e un tempo medio di ritardo di -5,85.
L’altro lato della medaglia, le riscossioni, vede ancora una volta il Polesine nel gruppo di chi non brilla. Per quanto riguarda le riscossioni totali, entrate di tutti i titoli, i Comuni polesani, dato del 2023, si attestano sul 61%, 301,8 milioni su 494,7. E solo i vicini padovani fatto peggio con il 59%. La media regionale è il 64% e i primi della classe sono i Comuni veronesi con il 70%. Tuttavia, a parziale giustificazione, si può considerare che se si rapporta il riscosso alla popolazione, si ottiene un dato esattamente in linea con le medie regionali. La riscossione pro capite dei Comuni polesani nel 2023 è stata di 1.324 euro rispetto ai 1.319 euro del Veneto nel suo complesso.
Per quanto riguarda i crediti residui, a fronte di 167.681.169 euro accertati, ne sono stati incassati 51.927.830, il 31%. Il dato medio regionale è il 38% e, anche in questo caso, a fare peggio c’è solo Padova con il 27%. Un dato ancora più significativo è quello che riguarda la capacità di riscossione delle sanzioni amministrative: nel 2023 due Comuni polesani, 19 in tutto il Veneto, hanno incassato lo 0%, tre sui 13 di tutta la regione, fra 1 e il 10%, altri 5 sui 29 veneti fra l'11 e il 30%. E solo 16 Comuni, dei 227 del Veneto, sono riusciti ad arrivare a una quota fra il 91 e il 100%
Ad attestare le difficoltà dei Comuni polesani rispetto al resto del Veneto, tuttavia, è il dato che riguarda le richieste di anticipazione di tesoreria, ovvero la previsione del Tuel che consente, per fronteggiare momentanee carenze di liquidità e garantire la continuità dei pagamenti degli enti locali, di chiedere alla propria banca-tesoriere un apposito finanziamento a breve termine da estinguersi entro l’anno di esercizio con interessi, non considerata una forma di indebitamento vera e propria. Ecco, dei 22 Comuni veneti che hanno fatto ricorso all’anticipazione di tesoreria, ben nove sono polesani. Rapportando questo al numero di Comuni, si tratta del 18% del totale provinciale, su una media veneta del 4%. E con la seconda provincia per richieste, Belluno, che si ferma all’11%. E, anche in questo caso la Corte dei Conti evidenzia la correlazione con il numero dei residenti, visto che ma maggioranza di Comuni che si trovano a chiedere l’anticipazione di tesoreria sono sotto i 5mila abitanti.
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